sabato 17 febbraio 2018

Gorizia On/Off di Giovanni Fierro

Leggendo Gorizia On/Off di Giovanni Fierro, senza voler azzardare alcun paragone, l’autore che vi viene subito in mente è Pessoa e i personaggi della prosa poetica de: Il libro dell’Inquietudine.
Qudulibri pag. 80, € 10.00, 2017


Il secondo pensiero è quello di visitare Gorizia, città diversa, di confine come confine c’è quasi in ogni pagina del libro fra narrazione e poesia.
Potrei pensare che persone, locali, cibo e piazze della città possiamo trovarle in tanti altri libri e descriverle come ha fatto Fierro. Ma lui l’ha realizzato in un susseguirsi, persino nella stessa riga, del ribaltamento delle due forme: prosa e poesia. D’improvviso:
[…A Stefania Suligoj piace / la parola ‘tacadiz’, e di ‘attaccaticcio’ vorrebbe / solo un corpo caldo sul suo, a fare del respiro / un bacio, e poi un incanto e poi un fiore. /
Fra queste case e vie l’amore si muove…]

Oppure:
Fra cuore e inguine si muove l’odore della pelle,
tra il mio sguardo e ciò che vedo c’è lo spazio
dove posso mettere il dito, una birra da mezzo,
gli involtini primavera. Seduto sulla panchina
al parco della Rimembranza aspetto le tue gambe.
quando fanno l’onda del mare e io faccio finta
di non saper nuotare…]

Figure minime della quotidianità assumono un ruolo importante nella vita del poeta, nel suo on/off verso la città che vive e rende viva, fra luci ombre, un sole timido o vento forte che sia, dove d’improvviso appaiono scene d’amore intense eppure comuni  che si mischiano a un piatto di pasta o a un cielo troppo carico di stelle.
Una poesia certamente diversa da molta produzione poetica che non lascia tracce alcuna anche nel lettore di molta buona volontà. Come guida turistica di cuori e volti che da anonimi passanti diventano protagonisti di storie senza rendersene conto, scorrendo, come in un film fra colori, suoni e visioni.
Per questo il mio accenno a Pessoa.
[…Della mamma non dice nulla, il silenzio che ha / negli occhi basta a contarle gli abbracci.  Altro non sa…]
Si avverte persino quando cambia il clima, dall’afa al vento gelido e porta al lettore l’odore dei cibi.
Non resta che visitare Gorizia e guidati dalle pagine dell’Autore che ne illustra la storia, verso dopo verso. Ma, come avverte lo stesso Fierro “Gorizia non finisce mai” come la poesia stessa non ha confini.

la 'voce' del Poeta

Ada Beltrame con i capelli raccolti sulla nuca
pensa alla pesca dei cigni alla fiera di Sant’Andrea,
si domanda se vivere è il morso di piadina
salsiccia, peperoni e cipolla che prima ha dato,
e si racconta che sui san pietrini di corso Italia
ha già perso un tacco della scarpa. “Fosse stato così
semplice”, si dice, “perdere l’amore che mi tradiva”.
Con lo sguardo nota la finestra aperta sopra la libreria Ubik.
E si accorge che da lì non c’è niente che ne esca,
“come da ogni desiderio che conosco”, aggiunge.

** 

Fino adesso ho indovinato gli errori e le loro parole,
li ho messi a fare un filo a cui mi aggrappo e tiro,
sì ci sei anche tu, sei il nodo che lo fa finire.
Ma saranno i piccoli rumori del cuore in attesa
a salvarmi, farò entrare la luce nella luce, per 
misurare lo spazio che rimane attorno, dove lo posso
chiamare casa. Ci sarà un silenzio al sapore di dolce 
arresa, il suo profumo si disegna sui vetri, i contorni 
evaporano. Saranno le ore giuste dei giorni vicini a 
dirmi che posso rimanere, con tre poesie di Raymond 
Carver, la gioia cucita che si tiene con una molletta 
e un pallone da calcio. Ti dico sottovoce ‘sarai il 
sonno prima del cuscino, e dopo il sognare che prende 
coraggio e fa di ogni bambino un eroe’. Potrò solo 
ritornare in galleria Bombi e dire buongiorno agli 
uomini venuti da lontano, con una coperta inventano
un nido, portano con sé la fame e lo sguardo di dove 
non si vede, la fuga sui passi, la febbre di ieri e di 
domani. Sarò il ritorno, che non si incespica più 
sulle radici della paura. E sarà sempre più vero che 
la vita la si attraversa a morsi, e dall’amore ne potrò 
uscire solo con una capriola.

 **
A Gorizia l’amore è il piacere da confessare, 
non il suo peccato; è l’abbraccio del silenzio 
che sta nel fondo della fontana del Nettuno 
in piazza Vittoria, è la pronuncia di “Nova Gorica”
che sbaglio sempre. Conosco l’amore con cui 
Fabio Stella apre la bottiglia di vino bianco 
alle otto e venti del mattino, si riempie il bicchiere
e si ricorda che “la fiammella del gas è l’unica 
stella che so accendere”. A Stefania Suligoj piace
la parola ‘tacadìz’, e di ‘attaccaticcio’ vorrebbe 
solo un corpo caldo sul suo, a fare del respiro 
un bacio, e poi un incanto e poi un fiore. 
Fra queste case e vie, l’amore si muove con il passo 
di un colore che ha paura di asciugarsi presto.
Ma se è sbagliato, non di cuore ma di precisione, 
qui l’amore pensa ancora che si può vivere 
di aiuti statali. Questo non l’ho detto a Giulio Bon, 
quando sul muro di via Favetti ha scritto 
“Serena ti amo, anche quando studi”.








lunedì 12 febbraio 2018

Bruno Petretto: omaggio a William Turner e la libreria della Natura

Bruno Petretto: omaggio a William Turner e la libreria della Natura

Ispirata alla visione e all’opera di William Turner (pittore e incisore inglese 1775/1851), nello spazio espositivo del liceo artistico Filippo Figari di Sassari si è inaugurata il 9 febbraio la mostra delle opere di Bruno Petretto come omaggio al pittore  inglese: “La libreria della Natura”.

In un periodo come il nostro, dove molti parlano vanamente di come il nostro pianeta stia soffrendo per la capacità di soffocare, sfruttare, avvilire e assassinarlo, ancora una volta (e certo non ultima) mi soffermo alla visione ben diversa che poche persone hanno di come rapportarsi con la propria madre: la terra.
Argomento trattato - e che dovrebbe essere diffuso a partire dalle scuole d’infanzia - in maniera approfondita in alcuni documentari del regista francese Yann Arthus-Bertrand: Home, Human, La terra vista dal cielo e in altre opere.
Nei lavori di Petretto c’è la volontà di ridare all’arte oggetti della natura stessa che andrebbero in decomposizione: filamenti di pala di fichidìndia, arbusti, cortecce e altri materiali vegetali, diventano libri d’arte da sfogliare e resistere al tempo.
le foto sono di Giuliana Mura



domenica 11 febbraio 2018

Stefano Iori Lascia la tua terra – Sinfonia del congedo

ISBN 978 88 94903 16 4. pag 80, € 9.00
per acquistare il libro clicca QUI
Gradualmente anno dopo anno vedo avviarsi Stefano Iori verso la grande Poesia, quella che nel tempo rimane e al tempo ci e si concede.
Un linguaggio più semplice e diretto dove la parola punta dritto e senza inchinarsi a stili e metafore, che spesso nulla contengono. Lascia la tua terra si fa leggere senza alcuna difficoltà, accompagnando il lettore nei dubbi e incertezze della vita e del pensiero dell’Autore che, come attraversando l'ombra d'un cammino incerto, inversamente, tratta e cerca di far luce su temi affatto che semplici.
Molto si potrebbe citare della poesia lasciata in eredità dei tempi passati in merito alla vita e alla morte e, come spesso accade, quando i poeti scrivono di morte, urlano alla vita. 
Qui è 'forte' la ‘solitudine’, quella solitudine che il poeta che tende lo sguardo, vede in sé guardandosi attorno.
Mentre i nostri tempi così bui sembrano allontanarci dall'arte e dallo stesso vivere del sé e con sé, si stacca ancor più da ciò che lo circonda, sfidando il vuoto, penetrando nelle vite altrui e nella propria, così che i versi diventano, come da sottotitolo una “Sinfonia del congedo”.
Quasi scusarsi con sé:

Non so più con chi stare / e lo specchio non basta / 
Nessun tocco o carezza / nessun bacio d’intrigo /
S’avvicina la morte / e l’aspetto da solo /
 Singolare contesa / nel silenzio rotondo

Lo stesso Autore ci avvisa nella nota al libro:
[…La raccolta parte da un in principio (il bere­shit che apre la Torah), per arrivare a un nuovo, ulteriore cominciamento. E in principio c’è la paura della morte, ma anche il suo ineffabile e mostruoso fascino.]

Quanto metto di volontà nei gesti? / Fletto la gamba o questa cede da sé?
Tremore d’ansia o brivido demente?
L’anima ancor fiera / non vuole risposte / dal corpo che smuore

In questa nuova raccolta avverto una maggiore attenzione al ritmo e alla musicalità del verso, tralasciando la punteggiatura, spesso d’obbligo, inutile o meno attenta, e come 'sinfonia' chiude di volta in volta il verso con naturalezza.
Anche probabile l’ascolto e la lettura di tanta poesia da congelatore da spingerlo oltre la noia del presente cercando altrove bellezza e stupore, e ogni traccia diventa riga sino a concludere ogni volta una storia completa. Il lettore rileggendo potrà interpretare in modo diverso ognuna di queste 'storie'.
Così nell'allontanarsi fino a sparire, il Poeta traccia il proprio cammino, abbandona la giovinezza, dimentica l'infanzia e quasi gusta il proprio cammino verso la fine.
Libro da leggere, rileggere e "tenere sul comodino" a portata di mano.

Insidiose letargie / intonano canti / dal ventre grasso / della terra esplorata

Coro di sirene / che illude il viandante / Il già detto / è in agguato
Poi spuntano viole / dai petali setosi / Le carezza il savio / con mano muta
Il folle ne fa ghirlanda / per ornare il nuovo regno / delle voci che verranno
Benedetto sia / ogni grano / di stupore

Ma lo stupore dalla tregua passa al rammarico:

Notte
Legni si piegano / sotto il peso dei libri / Macchine e carte / 
mordono il tavolo / che piange nel buio / con gemito sottile
Notte / La sedia respira / senza il mio peso / Leggerò domani / ciò che non ho scritto

Dall'ombra grigia verso il buio, nella solitudine del cammino verso il nulla o la morte, o la ricerca attraverso la Storia, anzi le molte Storie frequentate dall'Autore, di accenni di speranza, bellezza o quiete.

Traggo ancora dal libro:
1.
Rabbi Bunam ebbe a dire:

Continuamente passiamo
attraverso due porte:
fuori di questo mondo
dentro il mondo futuro
e di nuovo fuori e dentro
Fintanto*

Si rallegra il giovane
cui un demone gentile
assegna lieti istanti
di luce e grazia

Memoria garbata
di giorni beati
sarà trofeo
di quella fortuna

È benevolo
il piccolo dio

Poi

Avide ombre appaiono
Materia d’illusione
Parvenze di senso
che urlano senza dire

* Da I racconti dei chassidìm, op. cit.

2.
Insidiose letargie
intonano canti
dal ventre grasso
della terra esplorata

Coro di sirene
che illude il viandante

Il già detto
è in agguato

Poi spuntano viole
dai petali setosi

Le carezza il savio
con mano muta

Il folle ne fa ghirlanda
per ornare il nuovo regno
delle voci che verranno

Benedetto sia
ogni grano
di stupore

3.
A rabbi Aronne fu chiesto
cosa avesse imparato
dal suo maestro
il grande Magghid
“Nulla” rispose questi
“Ho imparato il nulla
il senso intimo del nulla
Ho capito che sono nulla

e che pure sono”3
I margini del nulla
non sono luce o buio
eppure hanno voce
sottile e impensata

Ai margini del nulla
cieco sta un lume spento
nella tenebra smagliante

Stefano Iori è nato a Mantova nel 1951. Dal 1979 al 1985 ha svolto un’intensa attività teatrale e televisiva, in Italia e all'estero, come attore e regista. Debuttò come saggista nel 1992, firmando il volume Scritture del teatro (edizioni Provincia di Mantova). Iscritto all'Albo dei Giornalisti Professionisti, è stato redattore del quotidiano La Voce di Mantova dal 1992 al 1999.
Si è rivelato al pubblico e alla critica con la filmografia ragionata I Grandi del cinema. Tinto Brass (Gremese Editore, Roma, 2000). Ha collaborato con vari editori in qualità di curatore, fra questi anche Editoriale Giorgio Mondadori. Ha firmato tre libri di poesia: Gocce scalze (Albatros Il Filo, Roma, 2011), Sottopelle (Kolibris, Ferrara, 2013, con prefazione di Gio Ferri) e L’anima aggiunta (Edizioni SEAM, Roma, 2014, con prefazione di Beppe Costa e traduzione inglese a fronte; seconda edizione per i tipi Pellicano, 2017). Nel 2015 ha pubblicato il romanzo La giovinezza di Shlomo (Gilgamesh Edizioni, Mantova). È direttore responsabile dei "Quaderni del Premio Letterario Giuseppe Acerbi" e della rivista di poesia "Versante Ripido", nonché direttore artistico del Mantova Poesia-Festival Internazionale Virgilio e del Sirmio International Poetry Festival. È condirettore del blog di poesia Trasversale e coordinatore del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Sue poesie, oltre che in inglese, sono state tradotte in spagnolo, lituano e rumeno.


martedì 30 gennaio 2018

Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio, IV Edizione 2018


Con il patrocinio di Comune e Provincia di Mantova

Scadenza prorogata al 25 febbraio 2018


Un Premio unico perché aperto, in due apposite sezioni, Vita di scienza e d’arte L’Ozio degli attivi, alla poesia di autori noti o esordienti così come a quella di persone ospiti di strutture protette che praticano la poesia come occasione di riscatto, come pratica di autocura e di reinserimento sociale.
Da sottolineare la composizione delle due giurie derivante dalle specificità artistiche e professionali dei giurati stessi.  continua a leggere....

venerdì 26 gennaio 2018

due o tre cose che so di me

La poesia resiste al di là dei poeti, alcuni sopravvivono altri scompaiono ma, in questo enorme moltiplicarsi di versi del poeta esiste la propria vita.
Mi sono avvicinato alla poesia proprio come un bambino cresciuto in un circo con la propria famiglia, in quel circo inizia e prosegue quasi sempre il lavoro che sarà, nel bene e nel male la mia vita.
Era stato mio nonno Vincenzo Muglia a cogliere le difficoltà, anche economiche di Giovanni Pascoli che alla fine dell’Ottocento insegnava a Messina e mio nonno faceva l’editore fino al terremoto nel 1908 data che lo vide spostarsi a Catania, dove proseguì la propria attività di editore della Real Casa, continuando a pubblicare autori noti e poco noti italiani, fra questi il grande narratore per bambini e ragazzi Luigi Capuana o il critico d’arte Stefano Bottari.
Crescendo in questa famiglia di editori e librai, non potevo non avvicinarmi ai libri con i mezzi che avrei potuto trovare via via nel crescere.
L’impegno o, se vogliamo, lo spirito, è stato sempre quello di ‘scoprire’ autori che, per la loro storia, sentivo vicini al mio spirito, solitudine o inquietudine.


Divenendo al tempo stesso un discreto lettore. La mia vita è stata fin qui abbastanza lunga e con i mezzi sempre scarsi a mia disposizione, credo di aver fatto più che un buon lavoro. Non pensavo certo che la poesia potesse salvare la vita, molto spesso anzi scoprivo quanti poeti, lottando per la propria libera parola, la vita l’avevano persa.
Passando per Albert Camus a Federico Garçia Lorca fino ad Arrivare a Fernando Arrabal e Jodorowsky.
Mi si apriva d’incanto una possibilità reale, potere pubblicare autori che in Italia non erano ancora conosciuti. Col tempo cresceva la mia ansia e le difficoltà diventavano insormontabili per via dei costi che questo tipo di attività richiedeva.
Ma non mi sono fermato, mai, nemmeno adesso che la vita va verso il tramonto.
Incontrando nel corso delle esperienze poetiche decine di persone in difficoltà per la sopravvivenza, nel senso stretto del termine: soldi per mangiare, per mantenere una casa e così via.
I due casi, poi scoperti o riscoperti e pubblicati dai maggiori editori italiani sono quelle riguardanti due donne: Anna Maria Ortese e Goliarda Sapienza. Ignorate in vita ora è possibile leggere tutto, anche le opere minori che non si sarebbero mai sognate di pubblicare.
Ma non basta, uno dei maggiori filosofi francese Gaston Bachelard ignorato nel nostro paese viene da me pubblicato nel 1978, da quell’anno tutte le opere vedono man mano la luce. Così come lo spagnolo Manuel Vazquel Montalban del quale pubblicherò l’opera prima, fino ad arrivare allo scrittore arabo Naim Araidi incontrato prima a Roma, poi in Galilea.
In sintesi i miei autori pubblicati in italiano sono il mio apporto ad una  vita poetica possibile: non avrei potuto combattere altrimenti la solitudine dell’essere umano davanti al potere, alla sopraffazione che quotidianamente vive.
La poesia è quindi una risorsa, oltre che uno stimolo ad andare avanti. La parola del poeta molto spesso fa paura, è comunque e sempre rivoluzionaria, si batte con i pochi mezzi che trova al di là di ogni frontiera. Ed è forse per questo che poeti d’ogni parte del mondo si incontrano sulle stesse tematiche: la vita, l’amore, la pace, quando c’è.
Molti sono i fermenti che stimolano la creatività in ciascun essere umano e certo la poesia non risolve né stabilisce una possibile risorsa, ma è un’arma, talvolta protesa verso se stessa, il più delle volte rivolta allo stesso poeta che non potrebbe farne a meno per vivere.

Proprio per questo molti incontri fra poeti di varie lingue e nazioni, come scriveva lo stesso Araidi, avvengono affinché si continui a parlare malgrado le diversità delle lingue e delle situazioni vissute. Attraverso questi scambi si spera sempre e da sempre che il mondo comprenda la lingua comune dell’amore e della pace.  
Così, oggi 2018 da pochi mesi trasferisco in Sardegna, le forze e l'amore per la poesia che rimangono fitte, proseguendo e affidando il mio lavoro di sempre e il mio archivio all'associazione, di cu da tempo faccio parte: Progetto Ottobre in Poesia, destinazione naturale, dopo anni di frequentazione e collaborazione con l'amico Leonardo Onida che ne è ideatore e presidente. Affiancato da anni di altri amici quali Marco Cinque, Antonino Caponnetto, Franca Palmieri, Stefano Iori e Igor Costanzo. Cui si aggiungono altri sparsi in tutta Italia ma vicini di cuore e di pensiero.
b.c.

venerdì 19 gennaio 2018

Premio Nazionale di Poesia “Masio Lauretti”, 2018

Associazione Culturale Pellicano
bandisce

Premio Nazionale di Poesia “Masio Lauretti”

Medico Chirurgo (1951- 2001)
Terza Edizione

aperto agli alunni delle scuole medie e superiori
Il concorso è gratuito. Non è richiesta alcuna quota di iscrizione.

Il Premio si articola in due Sezioni:
Sezione riservata agli alunni delle scuole medie.Si concorre con un massimo di tre poesie in lingua italiana.
Sezione riservata agli alunni delle scuole superiori.Si concorre con un massimo di tre poesie in lingua italiana.
Il concorso è gratuito. Non è richiesta alcuna quota di iscrizione.
– SCADENZA –
L’invio delle opere potrà essere effettuato entro e non oltre il 28 febbraio 2018.
Leggi il bando completo cliccando QUI

Premio Letterario Internazionale Città di Sassari - 2018

2018 – XI EDIZIONE

“L’Isola Dei Versi” (POESIA)
“Fabula Mundi” (NARRATIVA)

SCADENZA: 10 maggio 2018

Parte integrante del Festival “OTTOBRE IN POESIA”
Organizzazione: POP – Progetto OttobreinPoesia
Patrocinio e supporto:
Comune di Sassari (Assessorato alle Culture)
Con il patrocinio speciale di:
Commissione Nazionale UNESCO – Presidenza della Repubblica – Comune di Sassari – Biblioteca Comunale di Sassari

SEZIONE A POESIA EDITA “premio ANGELO MUNDULA”SEZIONE B POESIA INEDITA “Premio BEPPE COSTA”SEZIONE C NARRATIVA

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