mercoledì 27 aprile 2011

Alberto Mori per Chiara Daino "Metalli Commedia"



Nella fisiologia umana esiste un crocevia pineale sottonuca dove la memoria
in istantaneo flash dei sensi sintetizza stuporea tutta la passione e la dedizione
per il rock e bisogna aver molto pogato ai concerti per conoscere che questa
folgorazione fulminea ad esecuzione in corso del brano musicale è essenza di
tutta una esistenza. Metalli Commedia chioda ed inchioda questo piacere
progressivo, disseminandolo nell’artato parallelismo con la commedia Dantesca.
Il periodare dei versi terzinati, sperimenta una sfida, seguendo “la stella fissa
di questo mio chiodo
”. Borchiato, ovviamente. Del resto non è pleonastico
affermare che le strutture strofiche sono icasticamente martellate all’interno di
un (ec)citazionismo sempre coerente al concept trainante dell’Heavy Metal.
Esso trascina e ritma con sé, le pulsioni erotiche, lo squarto dark gotico,
il “Black Sabbath” della celebrazione metallara, il brand di vasta parte della sua iconologia guerriera, di branco spirituale devoto che urla nel suo wall of sound.

Metalli Commmedia è una saison a l’enfer di dannati illustri, lanciata in montaggio ad attrazione random, quasi in videoclip verbali, con la materia del rock e della letteratura, anch’essa interpretata nel clima della gloria viscerale del metal.

Novella luce metal si diventa/quando dell’arte si ha lo riscatto/
che falso fattor dir non si consenta
”.

Il Metal viene scelto da Chiara Daino per raggiungere un dire diamantino:
Forgia in tal senso, una vera e propria crew di parole linguisticamente
idomatiche del gergo metallaro, inchiavardate nelle oscillazioni semantiche
e fonosimboliche fra gli anglismi e gli assunti Stil novisti della lingua Dantesca.
Ad es.: “I’fui lo Scott Ian d’Antrax divertenti”, in questo caso, ad una pronuncia a voce alta dell’asserto, si nota che la stessa dinamica fonematica istantantanea trascina (sarebbe corretto seguendo l’idioma della Daino scrivere thrashina) direttamente all’interno dell’ AC / DC, nella corrente alternata degli amplificatori marshall impilati a picco sul palco. Così questo viaggio di una “dama” che si cala e trasfigura in un reame infernale gotico interrogando le tante favelle della sua stessa passione metallica, sembra continuamente essere on stage con musicisti, poeti, artisti, convocati e colti nel loro riconoscimento con la meraviglia partecipata della fan e parimenti visionati da mirabile saggezza di vera agiografa del metal rock, in grado di rendere le postille del libro succulenta vigna di tutti i fermenti conoscitivi della poetessa. “Ivresse” che anche nelle note a compendio, perdura e stimola seminale disparati percorsi ulteriori.

Metalli Commedia ricongiunge la dama viatrix alla summa orgiastica dei suoni fino ad una vera e propria preghiera, la quale giunge davvero quando tutto il fuoco metallico è stato dispiegato ed il gesto dell’ Heavy Metalist solleva le dita nel simbolo falangeo tricornato. Si compie la mission del verbo che rivede probabilmente (e qui aggiungo mio rimando adolescenziale) anche la Highway Star degli antenati Deep Purple.

Questo libro, arduo ma fascinoso, ha l’artificio basico infratestuale e stordente del metal e richiama a sé adepti sferrando contemporaneamente la sua energia.
Per ottenere ciò, non si occupa certo primariamente di essere letto, ma di qualcosa che profondamente possiede la poetessa e che ella sguaina frontalmente davanti al palese confronto performante con la lingua Dantesca, per i suoi inneschi personali, talvolta sorvegliatamente pulp, poiché il sillabato di Dante è refrain che riveste la foga sempre ed unitamente all’ultratestualità estrema propria e tipica della poetessa.

Così anche per questo motivo è bello perdersi girovaganti in Metalli Commedia ed amalgamare che cosa vuol dire con quello che si dice, seguendo l’amore totale che la “dama” offre dai sensi, eseguiti ed eseguenti, ai riff in assolo delle sue band preferite. Infernate & devote all’Heavy Metal.

[Alberto Mori]

Aprile 2011

*

n. 4 Chiara Daino, Metalli Commedia, p. 182, colore rosso – Liguria. ISBN 978-88-97204-06-0

Thauma Edizioni:

http://www.thauma.net/

https://www.facebook.com/pages/Thauma-Edizioni/206649912685631

mercoledì 20 aprile 2011

beppe costa sceglie: Viviana Piccolo, teatro vita: unica via!


Dirompente, selvaggia, ironica, umana, unica, emozionante, commovente, solo alcuni tratti per definire Viviana Piccolo in teatro, o è il teatro che dovrebbe essere tutto questo, ovvero tutto questo che vivendo noi mascheriamo? Così da dire spesso che il "teatro" è vita, quella vera.
Ma oggi chi fa teatro - oltre alle notevoli difficoltà che incontra chi di cultura e di arte in genere vorrebbe vivere - trova anche quelle che si aggiungono determinate da modelli che da un paio di decenni ormai vengono imposti.
Non più una cultura o un "lavoro su se stessi e sul personaggio", bensì il corpo, l’aspetto fisico, cosce e culi che impazzano fra presunte ballerine che mostrano slip, quando le hanno, e cani (e, mi perdonino le bestie!) che di recitazione non ne masticano neppure un po'; e che dire della passione?
Teatro come poesia, pittura, scrittura, quasi non imponessero la preparazione di chi suona il violino o il pianoforte in un concerto.
Ci si avvicina in maniera impropria e improvvisata, fors'anche per 'apparire' soltanto, non sapendo fare altro, presumendo che basti una penna per scrivere (oggi neanche quella), un bel corpo per recitare, qualche pennellata per dipingere.
Con queste passioni si nasce, si studia si soffre, si muore e, come accade per Viviana, immaginandosi Alice (la narrazione o fiaba, come alcuni la definiscono), si può iniziare sin da piccoli leggendo le storie che più appassionano, per sé - intanto - e per i propri cari.
Come molte delle passioni che ci affascinano da bambini, a volte finiscono, mentre nella Piccolo - testarda e dura, sebbene minuta e 'piccola' - resistono nel tempo e crescono di anno in anno, malgrado le difficoltà che incontra, diventando sempre più essenziali per poter continuare a 'respirare', persino.
Il corpo si muove in ogni minuscola parte mentre parla, urla, sussurra, ride, tanto che, se si togliesse l'audio ci apparirebbe come una ballerina moderna che segue buio e luci (fondamentali per lei).
Si guarda attorno, studia, legge, ama la musica, e anche tramite la rete, si misura con la propria natura: legge al di là degli studi di filosofia (laureata a Padova), mentre frequenta corsi di movimento e teatro.

Dopo alcuni spettacoli come attrice scopre Fernando Arrabal (di qui, l'incontro con la mia vita e l'inizio della nostra collaborazione - come se il grande autore da me edito nel lontano '76 - avesse voluto farci incontrare).

Si entusiasma per una delle opere migliori del grande drammaturgo "Fando e Lys" che mette in scena come attrice e come regista.

In qualche modo ritrova Alice alla ricerca di un luogo che non c'è, malgrado si percorra in lungo e in largo ogni spazio, si ritorna sempre al punto di partenza fra tenerezza e violenza, erotismo e amore sublimato.

C'è qualcosa che mi ha affascinato, - forse conferma quel ‘naso’ per alcune scoperte fatte in passato, nell'attrice e nella persona – caratteristiche trovate solo nei grandi attori, timidezza nella vita privata e una grande bravura in scena, su quei legni fragili che sono la vita (e il teatro che la rappresenta). Quel tremare prima di ogni inizio e quella umiltà nello studiare ogni particolare, quella insicurezza che solo gli umani che vivono la vita vera possiedono: piena di pericoli che mettono terrore e di dolci note che leniscono il dolore.
La mia attività (e vita se si vuole) inizia proprio col teatro; da molto piccolo, prima in collegio, partecipando persino a un film della San Paolo sulla vita di Gesù, successivamente come autore, girando con uno spettacolo scritto da me per la regia di Franco Calogero. E uno dei primi libri che pubblicai come editore fu appunto "Panico", movimento fondato da Arrabal, Jodorowsky e Topor che vide molti altri seguirlo (poco per la verità in Italia, dove ogni ingresso d'arte avviene, se avviene, con molti anni di ritardo), ma incontrai Arrabal di persona solo nel 2010 e lì mi accennò a Viviana Piccolo, l'unica che metteva in scena un suo testo in Italia (negli anni '70 c'erano molti gruppi e teatri 'alternativi' che programmavano "Il cimitero delle automobili', "Fando e Lys", "Il gran cerimoniale" (da me edito e tradotto, contro\versione della stessa opera). Vedendo lo spettacolo Arrabal (oltre a confermarlo in una intervista su RaiTre allegata) si entusiasma e per l'attrice\regista scriverà: "Il castello dei clandestini", portato in scena quest'anno a Bologna e che spero si potrà replicare in giro per il nostro paese: testo estremo, erotico e attuale, si narra di una duchessa che ospita i clandestini-migranti, assecondandoli in ogni desiderio compresa la carne, naturalmente è quello più facile forse, oltre che più denso. Ma più che le parole mie preferisco quelle che la stessa Viviana offre in questa registrazione che allego integralmente. Naturalmente, come è accaduto in passato, spesso sconfitto, triste a volte, tal altre vincente (la rete e i giovani oggi sono migliori di ieri, sebbene il paese sembri sprofondare nel buio totale) sostengo e sosterrò con tutte le forze Viviana Piccolo.

Come era avvenuto per Goliarda Sapienza e Anna Maria Ortese (ritrovo simili caratteristiche umane e geniali in Viviana), ma anche per Amelia Rosselli, Jodorowsky, Arnoldo Foà, la Casa Museo di Palazzolo Acreide, i librai delle bancarelle del centro storico di Roma: il mio impegno prosegue con maggiore forza grazie ai giovani amici poeti conosciuti in rete (Fabio Barcellandi, Andrea Garbin, Leonardo Omar Onida, primi fra tutti) ma insieme a tanti altri che, a differenza degli scrittori di un tempo (Moravia escluso), sanno, vedono e sentono con il cuore privo di quelle gelosie che spesso i 'famosi' posseggono in grande quantità.

Così accade l’incontro, attraverso la possibilità di mettere in scena a Roma “Il castello dei clandestini e l’idea di leggere con me nel recital particolare che portiamo in diverse città: "Anche ora che la luna": fusione di musica immagini e parole lette, un film di 70 minuti scorre mentre noi, attore in questo caso anch’io, leggiamo i testi tratti dal libro (edito da Casa della Poesia - Multimedia Edizioni di Baronissi).
Questa esperienza, a detta di molti, ha reso ancora più emozionante quello che ormai definisco 'spettacolo'.
Viviamo in un mondo di immagini, dove il silenzio non esiste ed è quindi fondamentale affascinare un pubblico poco aduso alla poesia, inchiodandolo alla sedia mentre guarda cosa stia accadendo in noi che non ci dicono e che noi stessi non trasmettiamo più a quelli più giovani: la parola d'amore, l'orrore delle guerre, lo scempio della natura che ci è stata consegnata e che devastiamo ogni giorno

Questo è il teatro, questa è la vita, quella vera e non quella che spesso ci scorre davanti senza viverla.

beppe costa

per vedere lo spettacolo completo clicca su youtube

http://www.youtube.com/view_play_list?p=80132CB5D80E70DD

"Il Castello dei Clandestini", monologo inedito di Fernando Arrabal, dedicato a Viviana Piccolo
Diretto e interpretato da Viviana Piccolo
Traduzione di Massimo Rizzante, collaborazione artistica Paola Caldarelli
musiche Daniele Novello, Carlo Cenini, scenografia Paola Forino, Elisabetta Pola, Thomas Vallini
luci e video Tiziano Ruggia
registrato a: La soffitta di Bologna
montaggio video per youtube: beppe costa, marzo 2011

Intervista di Fernando Arrabal


Viviana Piccolo, nota

nasce a Pordenone, completa i propri studi universitari laureandosi in Filosofia, vive a Bologna.
Specializzata in teatro e teatro/ danza.
Dal 2007 debutta come regista con i seguenti spettacoli:
Spettacolo - concerto su Erik Satie,
Fando y Lis di Fernando Arrabal (2007),che è stato presente anche nella programmazione dell'Arena del Sole di Bologna nel '09
A cui è stato deidicato un servizio alla rubrica “Chi è di scena” di Rai 3 diretta da Moreno Cerquetelli.
Jacques e il suo padrone di Milan Kundera (2008).
Il Castello dei Clandestini 2010 ( Monologo inedito di F.Arrabal dedicato a Viviana ) che ha debuttato a “La Soffitta” del DMS, Bologna e presentato al Festival di Spoleto.
Ritratto di Spalle di Rocco Familiari 2010 che ha debuttato al Tetaro di Messina a Novembre.
Dal 2011 collabora con l'autore Beppe Costa nel recital “ Anche ora che la luna”, tratto dall'omonimo volume, edito da Casa della poesia.