mercoledì 30 novembre 2011

“Into the wild world, quelli che cercano” al Teatro dell’Angelo, Roma

Lo chiedevamo, in molti, dopo aver visto, alcuni più volte "Into The Wild World" che l’aspettavamo in teatro, uno spazio naturale più d’una biblioteca o una tenda (con luce che si assenta) durante l’estate romana all’isola Tiberina, e così accade fra pochi giorni: domenica 4 dicembre al Teatro dell’Angelo a Roma.Riporto un breve articolo scritto dopo aver visto la prima volta (ce n’è stata una seconda) lo spettacolo alla Biblioteca Cornelia di Roma.

Ognuno di noi, ma naturalmente coloro che qualche domanda ancora se la pongono, sogna di viaggiare.
In mancanza di mezzi, ma anche possedendoli, quello più idoneo che da secoli si tramanda è il libro, seguito, ma non sempre, dagli inizi del novecento dal film.
È appunto, partendo dai libri e dall'Odissea di Omero che Riccardo Mei (complice Roberto Pardini) compone il suo e nostro viaggio, in uno spettacolo che definire multimediale (oggi, almeno, abituati a definire multimediale quattro immagini insignificanti che scorrono su un telo) è limitativo.
Qui, ben altro!
Per chi poi ha buona memoria, legge e ricorda la bellezza degli anni '60, ricchi di entusiasmi, di invenzioni musicali, di film, di “rivoluzioni” e mutamenti della società, non poteva non commuoversi, battendo le mani a tempo e cantando perfino alle note e parole di Cat Stevens, (facile, per Riccardo Mei, interpretarle) altro elemento fondante dello spettacolo - anche questo termine è limitativo.

All'inizio fu il mare e il vento e qui Sergio Vecia con un filmato eccellente che si sviluppa per tutta la durata, contribuisce non poco alla narrazione di "Into The Wild World": terrà conto delle musiche, delle parole e spiegazioni dell'autore/attore/cantante Riccardo Mei.
Quegli scenari immaginati e/o immaginari che spesso stanno nella nostra mente, quelle lune che seguono un percorso inammissibile eppure così presente in letteratura oltreché nei nostri sogni, prendono vita e riempiono il nostro sguardo col contributo dei musicisti, primo fra tutti nel dirigerli, Roberto Pardini alla chitarra, il figlio Igor con ukulele e chitarra, la giovanissima ma assolutamente notevole (i suoi contributi con l'archetto sono esemplari) contrabbassista Joy Grifoni e Aurelio Rizzuti alla batteria e percussioni.
La musica, le immagini, le canzoni gli interventi al flauto, all'armonica di Riccardo Mei, appassionato narratore del viaggio non sono facilmente narrabili; fors'anche per me ancora più difficile, tanta la commozione che ha preso tutto il mio corpo (non solo lo spirito) per quanto accennato prima.
Se si considera che siamo poi, finalmente, in un bellissimo teatro come il Teatro Dell’Angelo di Roma, dove tutto avviene dal vivo, senza trucchi, certamente si riconoscerà, nella perfetta sincronizzazione di tutti gli elementi, la vera e grande riuscita di quello che più che spettacolo è, appunto, un viaggio, un film, un concerto, dove tutto si amalgama.

Dentro e intorno all'uomo è questa avventura che i sei protagonisti, ciascuno col proprio compito, narrano e non è altro che la ricerca di ciò che ogni giorno vorremmo fare, vorremmo essere, vorremmo comunicare agli altri.
Quegli altri che a volte ci appaiono diversi, (ma siamo sempre noi, noi stessi?) che vediamo correre, affannarsi verso tutto ciò che è esteriore e (dati i risultati raggiunti in questi anni bui) inutile. Sembra che venga coperto da una nube nera ogni passione verso il bello: avvenimenti che accadono nel nostro paese (e non solo) sembrano disinteressare completamente l’interiorità dell’essere umano che, da qualche parte, deve pur esserci, ben nascosta, ma c’è.
Il lungo applauso e la sosta di ore dopo "Into The Wild World" sono stati la dimostrazione che nessuno dei presenti aveva voglia di andarsene.
Un desiderio di comunicare con chi aveva sviscerato in poco più di 90 minuti ciò che da sempre, noi e con noi, ritengo ogni essere decentemente umano, desidera sapere, conoscere ma, soprattutto, vivere.

Una speranza e un augurio affinché "Into The Wild World" possano vederlo soprattutto i ragazzi, cui molte vicende, film, canzoni, notizie, storia vengono nascoste. Una “censura” che neppure negli anni più bui del fascismo riusciva coprire in maniera così totale.

E se il Teatro Dell’Angelo di Roma porta il pubblico ad uscir di casa e rinunciare allo stupidario televisivo, certamente lodevole

Beppe Costa
(foto Marco Pasqua)

Ricordiamoci quindi:

domenica 4 dicembre 2011
“INTO THE WILD WORLD, quelli che cercano”
ore 21:00 Teatro Dell’Angelo (Roma)


mercoledì 23 novembre 2011

"Acqua privata? No Grazie!" antologia in versi a cura di Marco Cinque

Non è propriamente un “best seller” o “evergreen”, ma purtroppo questo è un argomento che tiene banco anche quando non viene menzionato direttamente:

“Acqua privata? No grazie!”

Questo, dunque, il titolo dell’antologia a cura di Marco Cinque, che raccoglie poesie e fotografie di autori nazionali e internazionali, contro la privatizzazione dell’acqua e in difesa di un bene primario; una specie di dialogo usando linguaggi artistici, un confronto, quasi a voler sbattere sotto gli occhi del lettore quelle verità che tutti sappiamo, ma evitiamo, con molta maestria, di affrontare. È stato chiesto agli autori che hanno aderito all’antologia, di mettere insieme poesie e scatti che facciano riflettere sul tema, che richiama il titolo, “acqua privata”.

Il risultato è stato senza dubbio sconvolgente, sicuramente perché a causa della diversa sensibilità di ogni artista, i partecipanti hanno deposto la propria tessera (ahimè, tagliente…) così da far diventare questo mosaico sempre più nitido anche se muto, agli occhi di chi riesce a guardare senza distogliere lo sguardo; non da ultimo, però, perché l’acqua è davvero una necessità e non può assolutamente diventare privata, sarebbe un disordine di priorità troppo esagerato da sopportare.

In questa antologia sono intervenuti autori come Fabio Barcellandi, Stefania Battistella, Alessandra Bava, Ferruccio Brugnaro, Giancarlo Cavallo, Marco Cinque, Beppe Costa, Javier Heraud, Jack Hirschman, Gabriel Impaglione, Maria Jatosti, Ivo Machado, Dario Santoro, John Claude Smith, Alessandro Spinazzi, Zingonia Zingone.

Intervallano le poesie scatti fotografici di Corrado Corradini, Marco Cinque, Geoff Ward, Bruna Di Pietrantonio, Giampaolo Santi, Antonio Ruiz.

Lascio ora la parola ad alcuni dei poeti sopra citati:

Stefania Battistella

FABIO BARCELLANDI

Come acqua III

l’odio non ha odore
eppure io lo respiro
il sangue che gronda
e mi toglie il fiato

l’odio non ha colore
eppure io lo vedo
il sangue che gronda
e mi priva della vista

l’odio non fa rumore
eppure io lo sento
il sangue che gronda
e mi sento sordo

l’odio non ha sapore
eppure io lo assaporo
il sangue che gronda
e mi affama

l’odio non ha forma
eppure io lo percepisco
il sangue che gronda
e fa di me una salma

l’odio
come acqua
è inodore
è incolore
è indifferente
è insapore
è informe
è

vita finché nel suo alveo
corre
altrimenti
è morte
se fuori da te
scorre


ALESSANDRA BAVA

Sete

Di chi è l’acqua
che zampilla dalla
fontana sulla
piazzetta romana?

È nostra.
È tua. È mia, ma non la loro.

Di chi è l’acqua
che sgorga dai
rubinetti di
questa casa?

È tua.
È mia. È nostra, ma non la loro.

Di chi è l’acqua
che scivola lenta
da questi occhi
stanchi?

È mia.
È tua. È nostra, ma non la loro.

Ho sete.

Ma, come te
e al contrario di loro,
non di denaro.

Ho sete.

Di un mondo migliore
dove nessuno si arroghi
il diritto di possedere
l’acqua altrui.

Ho sete.

Pertanto,
fareste bene ad ascoltarmi.
Questa acqua è la nostra acqua.
Giù le mani!


MARCO CINQUE

Il prezzo dell’acqua

acqua
molto più
ancor prima di prima
un diritto ancestrale infangato

acqua
di popoli ultimi
ultimi in tutto meno
che nell’essere ancora umani

acqua
di vampiri planetari assetati
che privatizzano la sete altrui
dai loro vertici, dai telegiornali
dalle loro limousine che
sbandano passando sui corpi
dei loro stessi figli quotato in borsa

e sanciscono il possesso dei bisogni
brevettando diritti primari
dal cuore ribelle di città blindate

e mettono un’etichetta, un prezzo
su tutto, e toccherà pure all’aria
se non possiamo bere non potremo
respirare senza il loro consenso

acqua
è una quota insostenibile
debito malefico della stupidità
di moderni Sansone che stavolta
hanno colonne liquide tra le mani

sarà il supremo supplizio
di ogni forma di sacra esistenza
una pena di morte inflitta alla ragione
condanna globale sul patibolo dei profitti

e sarai bendata, acqua
davanti a plotoni d’esecuzione
di governi corrotti e corruttori

loro ti vogliono uccidere
e ucciderci, lo dobbiamo impedire
in ogni modo, costi pure quel poco
di sensato che resta di noi

non possiamo venderti
non possiamo comprarti
sei il sangue limpido di nostra madre
il seme celeste di nostro padre

acqua, che ti vorrei libera
persino dal bicchiere, qui
sulle mie labbra che ormai
faticano persino a pronunciarti

acqua.


GIANCARLO CAVALLO

Angelo Srl

Ruberai la mia sete
e le mie labbra
e con le mie lacrime
adornerai la tua gola
conoscerai le segrete
vie dell’acqua
nel tuo volo notturno
tra terrore e fango
ti nutrirai del sangue
del monte dei pegni
nei tuoi occhi magnetici
trappole e trucchi magici
per circuire gli stupidi
ammirerai le tue
ali abbaglianti riflesse
nei palazzi di vetro delle Borse
mentre i profitti volano

Ma tu vorrai di più:
l’aria che respiriamo
il sole che ci scalda
i sospiri degli innamorati
le molteplici caleidoscopiche
facce della paura

Miseramente precipiterai
nello strapiombo del tuo
stesso abisso
quando milioni di voci
all’unisono pronunceranno
la formula magica
vade retro, vade retro Satana!

Berlino-Salerno, 15-10.09.2010


JACK HIRSCHMAN

Oil Water

Acqua oleosa, un torrente d’oro
che ha ucciso lavoratori, animali.
Attraversa la frontiera. Scava un Buco.
Arizona, perché hai così freddo?

Lacrime negli occhi della gente di Detroit:
l’unica acqua non privatizzata.
Cittadino di Motown Louis Joe:
è tutto al contrario, non lo sapevi?

In 35mila ne sono deprivati, si
rifiutano di mandare le loro figlie
a prostituirsi per due penny, ed urlano:
Auqca, Auqca al contrario

Gridano: Acqua! L’acqua un giorno
affonderà questo sistema nauseante sistema di bocche
menzognere riempite di denaro, le nostre pinze
entreranno nei loro musi, strapperanno tutti

i denti marci dalle loro bocche,
poi le sistemeranno su tubi
dove il torrente di quella brodaglia di
profitti sarà infine tappato,

e i ladri delle compagnie, i saccheggiatori
assoluti di ciò che è decente nella vita
gozzoviglieranno fino ad annegare,
e tutti a Detroit, New Orleans

e anche a Cleveland alzerannoi calici
pieni di semplice acca-due-o, e brinderanno
e canteranno, poiché nessun lavello o vasca
ne sarà sprovvista, La Canzone dell’Acqua:

Agua! Acqua! Eau! Wasser! Voda!
Hallelujah, la Natura è di nuovo naturale!


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martedì 22 novembre 2011

Beppe Costa incontri: "Dettagli Materici" di Fabio Mariani


In un periodo in cui da più parti si tenta di mostrarci ciò che non c'è, trasformando, trasfigurando, abbellendo persino questa realtà virtuale, tentando con queste modifiche di farla apparire a tutti i costi reale, così da farla imitare fianco dagli artisti che, perciò, hanno smesso di contestarla, appare inusuale presentare un pittore come Fabio Mariani.
La sua conoscenza di quelle tecniche pittoriche antiche (e perciò faticose) olio, acrilico, tempera, collage, dell'uso del colore e del colore stesso applicato non alla luminosità, ma piuttosto alla luce, rappresentano una diversità di indubbio rilievo, persino geniale se applicato a quella realtà, troppo spesso mascherata o nascosta, ma scomoda e perciò dirompente. Se il compito dell'artista è quello di metterci in guardia perché vede oltre, Mariani lo fa con la conoscenza e la consapevolezza di ciò che è stato, del disastro provocato dall'essere umano, rappresentando quindi nell'opera compiuta ciò che vede.


L'Autore ha acquisito, attraverso la passione e l'amore per artisti che vanno da Magritte, Dalì, Caravaggio, Romano (per citare alcuni così diversi fra loro ma di ciascuno apprezzandone le tecniche e le idee), una maestria e un uso del colore di notevole livello, che maggiormente si estrinseca quando agisce su quei temi che più lo colpiscono: il degrado dell'uomo visibile attraverso la sofferenza delle guerre, della fame e delle lotte disperate per la sopravvivenza.
Alcune opere presentano quella parte di tenero dolore che è spiegabile soltanto sapendo che Mariani ama la musica suonando anche uno strumento e, pur non mostrando spartiti, almeno per ora, c'è la presenza di tutto ciò che un artista coglie nelle altre arti, dalla musica, al teatro, al cinema, fino alla danza.
Fabio Mariani quindi, non corteggiando facili tendenze, percorre un cammino seppure antico sempre moderno che è quello appunto percorso dai grandi del passato che rimangono a mostrarci ciò che c'è, in apparenza tanto diverso ma sempre tanto simile, anche dopo centinaia d'anni: l'Arte come unico senso della vita.
beppe costa

Partecipa a varie mostre collettive e personali in diversi luoghi della penisola, vinto svariati premi, da qualche anno espone anche all’estero:
Theatre Du Vesinet di Parigi;
Fukuoka – Giappone.
Nel 2012 sono programmati eventi in Germania e Cina. Ha realizzato scenografie per spettacoli teatrali e copertine per editori. Si esprime anche con incisioni, ha fatto ritratti a rilevanti personalità della cultura come Silvano Agosti, Arnoldo Foà e Beppe Costa. Le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche e private.
Dopo aver esposto, nel 2011, al Theatre Du Vesinet di Parigi, alla Casa di Dante a Firenze, Teatro dei Dioscuri del Quirinale a Roma infine alla Fondazione La Masa Bevilacqua di Venezia, l’artista torna ad esporre alla Libreria Pellicanolibri di Casalotti:
“Scegliere la libreria come “spazio espositivo”, è stato come tornare a casa, o meglio, restare a casa”. Ascoltando Fabio Mariani si capisce che sente la libreria come un prolungamento del suo studio, uno spazio talmente famigliare e conosciuto da essere un tutt’uno con i suoi luoghi più affezionati e cari. D’altro canto, per la libreria Pellicanolibri, è stato e sarà un privilegio accettare e rivedere nei suoi corridoi le opere di Fabio, dopo che lo stesso artista li ha percorsi per chissà quante volte, bambino prima, adulto poi; quegli stessi libri che lo hanno visto crescere, ora vedono crescere e svilupparsi il suo genio artistico, le sue tele. L’autore riporterà un po’ di sé alla libreria, testimoniando così la sua crescita: il confronto con Fabio Mariani,l’artista attuale, con i luoghi in cui c’è stato Fabio Mariani, l’artista in primordiale crescita.
Ci diamo quindi appuntamento:
venerdì 16 dicembre 2011 alle ore 18:00
presso la libreria Pellicanolibri
Via Gattico 3, 00166 Roma -Casalotti-
s.b.

Contatti:

giovedì 3 novembre 2011

Beppe Costa sceglie Fabio Barcellandi

Scrivere di Fabio Barcellandi è impresa ardua, complessa e, in qualche modo, riduttiva rispetto all'opera - seppur breve - che l'Autore 'sembra' aver prodotto. Scrivere poi di "Folle, di gente" sin già dal titolo complica ancor più le cose se, letta attentamente l'introduzione completa, colta, intrigante e quant'altro non acenno di Chiara Daino, è quasi dis'umano se non mi legasse, anzi, ci legasse la medesima passione poetica con l'Autore trattato.

A differenza, come raro accade, ma esiste, di tanti altri che scrivono e leggono se stessi, autocelebrandosi, definendosi, Barcellandi mi ricorda la frase (di Dante) che Pascoli utilizzò per mio nonno Vincenzo Muglia, suo primo editore di fine ottocento:

"S'arma e non parla" per sottolineare di quanto lavoro in silenzio fosse capace.

Qualche anno fa sentii - e lo feci rilevare - come una complicità che avevo perduta con la scomparsa di Dario Bellezza, quella capacità di scovare persone di gran valore e piuttosto riservate, sempre attente però a barcamenarsi per affermare la forza della parole, propria e altrui e così nacquero una serie d'incontri che chiamammo "I poeti dallo spazio".

Fu infatti Fabio, me ignaro della rete e dei giornali che da 20 anni non compro più e sconfitto dalle troppe morti a partire da quella di Moravia (1990) fino a quella di Dario Bellezza ('96), fino a Luce d'Eramo (2001) a ridarmi una qualche speranza e fiducia che la poesia, la letteratura e le amicizie non si fossero esaurite come la mia stessa vita. Prima con "Parole alate" e qualche presenza in antologie, successivamente con "Nero, l'inchiostro" avevo la sensazione di trovare un nuovo (ma come conosciuto) compagno di viaggi e racconti e soprattutto la persona che avrebbe sostenuto e scovato (per le lingue conosciute e l'attenzione verso la rete stracolma di blog e di giornali).

Molto è accaduto e nel mondo della poesia non accademica e non 'corrotta' dai mezzucci di premioncoli e coppette, così complessa, invenduta e solitaria da essere il perfetto complice a un percorso impossibile da compiere da soli.


Arrivarono così diversi autori validi nella parola usata come urlo macigno ribellione a un mondo marcio eppur sì colorato, autori giovani con la stessa voglia di divenire "Folle, di gente", di organizzare, di pubblicare senza l'arricchimento e l'inchino con editori che neanche leggono il titolo dello scritto che gli arriva: poche ore dopo e il contratto è già fra le tue mani, non manca che la firma. Così, atraverso gli incontri nascono e crescono persone (la stessa Daino, Andrea Garbin, Alessandro Assiri, Dana Drunk, Serse Cardellini, ecc.) iniziative, luoghi di vario genere, librerie ed editori (molti sono editi da Thauma). E si conferma quanto sostengo da anni: si sa che nel nostro paese, ma oggi anche in altri, gli artisti si pagano con le loro tasche l'arte, ma se si incontrano, incrociano, si uniscono diventa più facile e meno oneroso, rispetto a quanti con migliaia di euro stampano presentano, rinfrescano le proprie opere, vale per la poesia, per la pittura e oggi, anche per la musica. Quasi sempre il meglio è relegato, emarginato, perdente. Non sconfitto, certo.

E, ancora così per parlar di Fabio Barcellandi e della sua nuova raccolta di versi non ho scritto neppure una parola sulla 'sua' poesia. Ma, anche questo sostengo: pochi sono i poeti che vivono la poesia, nelle azioni, nei gesti, nelle amicizie, nel vedere l'alba e il buio della notte. Nell'amare i bambini ed odiare (sì e profondamente) chi li maltratta, li fa soffrire, o, peggio, uccide e noi, occidentali ne siamo spesso (anche se inconsapevoli) responsabili.

Ecco di Fabio allora un invito a leggere, diffondere, regalare il suo libro: all'interno di esso si può trovare 'anche' tutto ciò che non ho scritto: la poesia.

beppe costa

Lascio la parola al Poeta:


"Gastrite ulcerosa"

il mio continuo scrivermi dentro
ma ora basta
carta e penna
è ora che vediate
oltre

l'autopsia di un vivo

***

"FRAGILE"

fragile
non significa che io sia debole

crepa
mi piacerebbe farti precipitare
schianto

scheggia
mi piacerebbe farti a pezzi
squarci

delicato
mi piacerebbe farti ammalare
debole

fragile
mi piacerebbe fartici scontrare con questa mia fragilità
per vedere l’effetto che fa
sulla tua forza
pesta

se ne hai il coraggio!

***

"Se mai"

che sia d’improvviso
o per inciso
che sia d’affezione
o per devozione
che sia di gioia
o per noia
che sia di danno
o per malanno
che sia d’ignavia
o per vecchiaia
che sia di natura
o per iattura
che sia d’omicidio
(se mai dovessi morire)

...

per suicidio

SARÀ

***

"IO"

sopporto
ciò che non accetto
e accetto
ciò che non sopporto
...

VIVO


Fabio Barcellandi "Folle, di gente", Edizioni Montag, pag.114, € 10.00
Isbn 978-88-96793-62-6


mercoledì 2 novembre 2011

Beppe Costa sceglie: Marco Cinque “Sintesi”

Scrittore, poeta, fotografo e musicista, attivamente impegnato nel campo dei diritti umani attraverso progetti no profit itineranti. Da anni produce, conduce, gira con iniziative in moltissime città italiane, soprattutto presso istituti scolastici di ogni ordine e grado. Realizza incontri multimediali intrecciando diversi linguaggi espressivi: dalla drammatizzazione, alla musica, all'immagine.
Numerose le pubblicazioni fra personali, antologie, curati. Cd e festival, insomma un artista completo che non si fa mancare nulla. E’ vita e vitale.



Marco Cinque: Sintesi, pag. 120 € 10.00
traduzioni di Alessandra Bava


dalla prefazione:
"Nel volume che vi accingete a leggere, accadrà come per “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa, o “Il codice dell’anima” di James Hillman, che alcuni di voi lo terranno sul comodino, segnato, perché ognuno di voi capirà, sentirà, farà proprio ogni suo verso, il vostro: aprendo qualsivoglia pagina vi troverete parte di voi, così da sentirvi legati, anche senza conoscerlo.
Può forse accadere questo dalla sua e mia frequentazione della poesia dei tanti autori stranieri (non certo perché ne manchino in Italia di altrettanto bravi, ma parlavo certamente dei noti e celebrati) e di quei tanti italiani che come Marco scrivono e vivono col proprio sangue la poesia, urlandola nelle piazze e nelle scuole, cantandola laddove è possibile e incontrando (senza quelle gelosie dei già citati ‘mostri’) tanti altri poeti che guardandosi attorno non possono dimenticare che la scrittura è ‘anche’ impegno civile e che poeta è colui che sente per primo e più forte il disagio umano e cerca di avvertire gli altri, quelli che può raggiungere con questo mezzo che ha, forse per sua sfortuna, perché è quello che non lo farà vivere mai bene, malgrado tutto attorno a sé funzioni o sembri, egli non può non guardare al di là del suo naso o del suo dito e soffre e urla e canta al mondo affinché si trovi un riparo allo sfacelo così visibile eppure tanto ignorato.

Lascio lo spazio al Poeta:




anoressica vita
la tua bocca cucita
Su una tavola imbandita

***

non ci sono
parole esatte
per dire libertà

soltanto modi di viverla


***

ciascun uomo
dovrebbe considerare meglio
la parte di donna che ha in sé

per completare la ricchezza
della propria
umanità

***

anche il più
insignificante mattone
è già in sé cattedrale

***

ho perso e perso
tutto il perdibile, lo ammetto
per questo motivo sorrido abilmente
nell’aver ritrovato quel niente
dove ancora sentirmi qualcuno
finalmente

***

ho trovato
solo belle parole
per dirti quanto sto male

***

provare vergogna
è un privilegio ormai
conosciuto a pochi



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Marco su face book: https://www.facebook.com/profile.php?id=1092290017


di prossima pubblicazione a cura di M. Cinque