giovedì 3 novembre 2011

Beppe Costa sceglie Fabio Barcellandi

Scrivere di Fabio Barcellandi è impresa ardua, complessa e, in qualche modo, riduttiva rispetto all'opera - seppur breve - che l'Autore 'sembra' aver prodotto. Scrivere poi di "Folle, di gente" sin già dal titolo complica ancor più le cose se, letta attentamente l'introduzione completa, colta, intrigante e quant'altro non acenno di Chiara Daino, è quasi dis'umano se non mi legasse, anzi, ci legasse la medesima passione poetica con l'Autore trattato.

A differenza, come raro accade, ma esiste, di tanti altri che scrivono e leggono se stessi, autocelebrandosi, definendosi, Barcellandi mi ricorda la frase (di Dante) che Pascoli utilizzò per mio nonno Vincenzo Muglia, suo primo editore di fine ottocento:

"S'arma e non parla" per sottolineare di quanto lavoro in silenzio fosse capace.

Qualche anno fa sentii - e lo feci rilevare - come una complicità che avevo perduta con la scomparsa di Dario Bellezza, quella capacità di scovare persone di gran valore e piuttosto riservate, sempre attente però a barcamenarsi per affermare la forza della parole, propria e altrui e così nacquero una serie d'incontri che chiamammo "I poeti dallo spazio".

Fu infatti Fabio, me ignaro della rete e dei giornali che da 20 anni non compro più e sconfitto dalle troppe morti a partire da quella di Moravia (1990) fino a quella di Dario Bellezza ('96), fino a Luce d'Eramo (2001) a ridarmi una qualche speranza e fiducia che la poesia, la letteratura e le amicizie non si fossero esaurite come la mia stessa vita. Prima con "Parole alate" e qualche presenza in antologie, successivamente con "Nero, l'inchiostro" avevo la sensazione di trovare un nuovo (ma come conosciuto) compagno di viaggi e racconti e soprattutto la persona che avrebbe sostenuto e scovato (per le lingue conosciute e l'attenzione verso la rete stracolma di blog e di giornali).

Molto è accaduto e nel mondo della poesia non accademica e non 'corrotta' dai mezzucci di premioncoli e coppette, così complessa, invenduta e solitaria da essere il perfetto complice a un percorso impossibile da compiere da soli.


Arrivarono così diversi autori validi nella parola usata come urlo macigno ribellione a un mondo marcio eppur sì colorato, autori giovani con la stessa voglia di divenire "Folle, di gente", di organizzare, di pubblicare senza l'arricchimento e l'inchino con editori che neanche leggono il titolo dello scritto che gli arriva: poche ore dopo e il contratto è già fra le tue mani, non manca che la firma. Così, atraverso gli incontri nascono e crescono persone (la stessa Daino, Andrea Garbin, Alessandro Assiri, Dana Drunk, Serse Cardellini, ecc.) iniziative, luoghi di vario genere, librerie ed editori (molti sono editi da Thauma). E si conferma quanto sostengo da anni: si sa che nel nostro paese, ma oggi anche in altri, gli artisti si pagano con le loro tasche l'arte, ma se si incontrano, incrociano, si uniscono diventa più facile e meno oneroso, rispetto a quanti con migliaia di euro stampano presentano, rinfrescano le proprie opere, vale per la poesia, per la pittura e oggi, anche per la musica. Quasi sempre il meglio è relegato, emarginato, perdente. Non sconfitto, certo.

E, ancora così per parlar di Fabio Barcellandi e della sua nuova raccolta di versi non ho scritto neppure una parola sulla 'sua' poesia. Ma, anche questo sostengo: pochi sono i poeti che vivono la poesia, nelle azioni, nei gesti, nelle amicizie, nel vedere l'alba e il buio della notte. Nell'amare i bambini ed odiare (sì e profondamente) chi li maltratta, li fa soffrire, o, peggio, uccide e noi, occidentali ne siamo spesso (anche se inconsapevoli) responsabili.

Ecco di Fabio allora un invito a leggere, diffondere, regalare il suo libro: all'interno di esso si può trovare 'anche' tutto ciò che non ho scritto: la poesia.

beppe costa

Lascio la parola al Poeta:


"Gastrite ulcerosa"

il mio continuo scrivermi dentro
ma ora basta
carta e penna
è ora che vediate
oltre

l'autopsia di un vivo

***

"FRAGILE"

fragile
non significa che io sia debole

crepa
mi piacerebbe farti precipitare
schianto

scheggia
mi piacerebbe farti a pezzi
squarci

delicato
mi piacerebbe farti ammalare
debole

fragile
mi piacerebbe fartici scontrare con questa mia fragilità
per vedere l’effetto che fa
sulla tua forza
pesta

se ne hai il coraggio!

***

"Se mai"

che sia d’improvviso
o per inciso
che sia d’affezione
o per devozione
che sia di gioia
o per noia
che sia di danno
o per malanno
che sia d’ignavia
o per vecchiaia
che sia di natura
o per iattura
che sia d’omicidio
(se mai dovessi morire)

...

per suicidio

SARÀ

***

"IO"

sopporto
ciò che non accetto
e accetto
ciò che non sopporto
...

VIVO


Fabio Barcellandi "Folle, di gente", Edizioni Montag, pag.114, € 10.00
Isbn 978-88-96793-62-6


1 commento:

Marina Marino ha detto...

Leggere Fabio e' bello, essergli debitrice della sua immensa umanita',infinitamente di piu'.

Grazie, Beppe, per l'occasione che mi offri di abbracciarlo.

Ancora.

Marina