mercoledì 24 luglio 2013

Arrabal: Il Castello dei Clandestini

Arrabal torna in Italia
presentazione del libro "Il Castello dei Clandestini"

Dal 1978, data di pubblicazione dell'edizione italiana di Panico, libro sul movimento fondato da Fernando Arrabal, Jodorowsky e Topor, non riesco a staccarmi dalla magia che questo autore ha avuto su di me, benché siano passati oltre trent'anni (lo abbiamo avuto ospite in libreria nel 2010) l'occasione mi è stata fornita prima dallo spettacolo di Viviana Piccolo cui Fernando ha dedicato questo testo e, più recentemente da Igor Costanzo e dal comune di Moniga del Garda che ne condividono la pubblicazione. Nasce quindi la volontà di ritradurre il testo già tradotto da Massimo Rizzante per lo spettacolo della Piccolo, riscoprendone ancora una volta l'attualità, il linguaggio, l'impegno di un teatro che ancora certamente trova il nostro paese "ritardato"; quindi unendo le forze di amici (cui si è aggiunto Lorenzo Ferri dell'Arci di Treviglio) che amano la patafisica e tutta l'opera di Fernando senza togliere neanche un "pelo", ne approfittiamo per stampare per i tipi della SEAM (con la collaborazione di Volo Press), questo straordinario testo arricchito dalla attenta prefazione di Andrea Garbin
Fernando sarà quindi ospite a Pordenone, Moniga del Garda e Treviglio le cui date riportiamo sotto.
beppe costa

collana INEDITI RARI E DIVERSI scelti da beppe costa

Nel teatro politico di Arrabal è sempre possibile trovare originalità e genio in grado di raccontare i meccanismi dell’esistenza e della società.
Il Castello dei clandestini, scritto appositamente per l’attrice e regista Viviana Piccolo, è uno straordinario monologo che ruota intorno alle questioni dell’immigrazione e della clandestinità, temi di grande attualità nell’Europa comunitaria di oggi, e certamente degli anni a venire. [...]
[...] Lui, che ha vissuto per anni la condizione dell’esilio, sosteneva, riassumendo a brevi linee, che il reato di clandestinità non può esistere, che è una bufala da considerarsi violazione dei diritti umani, per il semplice fatto che in natura l’essere umano ha la libertà e il diritto di muoversi senza limitazioni geo-politiche, e nella società odierna l’emigrante che lascia il proprio paese non lo fa di sua spontanea volontà, ma perché è messo nella condizione di andarsene dalla società stessa. Ecco la contraddizione [...].
Dalla prefazione di Andrea Garbin


Festival Pordenonelegge, 19 settembre 2013 ore 18.00

Moniga del Garda, 20 settembre 2013 ore 18.00
Sala Consiliare del Comune di Moniga del Garda.
Nell'occasione sarà consegnato un premio alla Carriera,
come dovuta anticipazione del Premio Nobel.

Arci Fuorirotta Treviglio (località Battaglie)
21 settembre 2013 ore 21.30.


Arrabal ha diretto sette lungometraggi, pubblicato quattordici romanzi, circa ottocento libri di poesia e vari saggi. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue. Ebbe particolare eco la sua Lettera al Generale Franco pubblicata quando il dittatore era ancora in vita. Alla morte di Franco, il nome di Arrabal appare nella lista dei cinque spagnoli più pericolosi: Carrillo, la Pasionaria, Líster, il Campesino e, appunto, Arrabal.
Nel 1963, con Alejandro Jodorowsky e Roland Topor, fonda il Gruppo Panico. Dal 1990 è Trascendent Satrape del Collegio di Patafisica. Amico di Andy Warhol e di Tristan Tzara, fece parte per tre anni del gruppo surrealista di André Breton; per questo motivo, Mel Gussow lo definisce l’unico sopravvissuto delle «tre reincarnazioni della modernità».
Fernando Arrabal, erede di Kafka ma anche di Alfred Jarry, è autore di un teatro geniale, brutale, sorprendente e gioiosamente provocatorio. Un potlatch drammatico in cui i rottami delle nostre società “avanzate” si carbonizzano nel festoso recinto di una rivoluzione permanente.



Colgo l'occasione per riportare un pezzo che scrisse Alberto Moravia in occasione dell'uscita in Italia di "Viva la muerte".

SE EDIPO IMPUGNA LA BANDIERA ROSSA
di Alberto Moravia

"Viva la muerte" di Fernando Arrabal è un film doppiamente autobiografico, cioè sia negli eventi che sono quelli della vita stessa dell'autore, sia nelle deformazioni che l'autore non può fare a meno, proprio perché è profondamente e direttamente impegnato nella sua opera, di introdurre negli eventi. Di che si tratta in "Viva la muerte "? In una cittadina spagnola, ai nostri giorni, in una famiglia povera composta dei nonni, della madre e di una zia, vive un ragazzo il cui padre, ufficiale repubblicano, ai tempi della guerra civile, fu arrestato e
condannato prima a morte e poi al carcere a vita. Il ragazzo ha assistito all'arresto, sa della condanna a morte e del carcere a vita e ha pure appreso che il padre ha tentato di uccidersi e che alla fine è diventato pazzo ed è scomparso. Ora questa è punto per punto la storia del padre di Arrabal il quale, infatti, ha scritto: "Il 4 novembre del 1941 colpito da turbe mentali, mio padre fu trasferito dal carcere centrale di Burgos al manicomio provinciale della stessa città. 54 giorni dopo sfuggì e scomparve per sempre. Il giorno della sua scomparsa, a Burgos, c'era un metro di neve e gli archivi indicano che egli non aveva con sé la carta di identità e indossava soltanto il pigiama. Mio padre che era un "rosso", era nato a Cordoba nel 1903. La sua vita fino alla scomparsa fu una delle più dolorose che io ricordi. Mi piace pensare di avere le sue stesse idee artistiche e politiche".
Fin qui i fatti. Ma nel film, oltre all'autobiografia fattuale c'è anche quella interiore. Arrabal immagina che il ragazzo è sicuro che sia stata la madre retriva e bigotta a denunziare e fare arrestare il padre dai franchisti. Ora, è accertato che questo " non risponde alla verità ". In realtà la madre si limitò, forse per paura, a non prendere le difese del marito, a non assisterlo con il suo affetto. Bisogna dunque vedere nell'invenzione della delazione una specie di rabbiosa diffamazione da parte di Arrabal il quale, evidentemente, "aveva bisogno", e non soltanto per motivi letterari di non perdonare alla madre il suo contegno verso il padre.
Perché insisto sul doppio autobiografismo di  "Viva la muerte "? Anzitutto perché esso spiega l'atmosfera dolorosa e sofferta della vicenda. E poi perché è la chiave per arrivare al nucleo centrale, tragico e straziante, dell'ispirazione di Arrabal. Il ragazzo Faudo ama sua madre di un amore eccessivo, chiaramente edipico, che alla fine potrebbe portarlo, per istintiva rivalità, a prendere le parti della donna contro il padre. Ma Faudo sente, al tempo stesso, oscuramente, che deve rivoltarsi contro sua madre e contro il mondo retrivo e bigotto che essa incarna. Allora, con mezzi drastici e disperati, egli opera una scelta esistenziale. Tra se stesso e sua madre getta la delazione materna, il destino del padre e, alla fine, la rivoluzione. Si identifica, insomma, con il padre "rosso"; rifiuta la madre franchista. Lo sforzo durato per ripudiare la madre, lo fa ammalare.
Nell'autobus che lo porta all'ospedale, egli accuserà apertamente la madre di aver provocato l'arresto del padre. Essa risponderà: "Se egli avesse fatto il suo dovere, oggi sarebbe dalla parte dei vincitori. Oggi sarebbe un padre come tutti gli altri. Ma egli, per le sue idee, ha compromesso tutto: il suo avvenire, quello della moglie e dei figli". Chi non ha udito parole simili al tempi dei fascismi ?
Il film è raccontato a due livelli, quello della vita quotidiana in un borgo spagnolo e quello della vita interiore di un ragazzo alle prese con il suo inconscio. Nella descrizione della vita quotidiana Arrabal è realistico, del realismo, però, fermo e incantato che è proprio dei surrealisti, a cominciare da Buñuel. La vita interiore, d'altra parte, accompagna quella quotidiana con un flusso continuo di immaginazioni simboliche, violente, truculente. Ma i due livelli si intersecano e si confondono. Arrabal ha capito che il sogno è altrettanto reale della realtà; e che mentre una cosa può essere vera o falsa, tutto, in compenso, è reale, così la verità come la menzogna. La bella zia che si denuda davanti al crocefisso e si fa frustare dal ragazzo, è un sogno oppure una realtà? La madre che sputa sui fucilati, è una realtà oppure un sogno?
È stato osservato che in "Viva la muerte" Arrabal attinge a piene mani nel museo degli orrori dell'onirismo surrealista così che nel film, accanto a parti sentite e autentiche ci sarebbero parti di maniera. Non sono di questo parere. In realtà, come tutti sanno anche se non vogliono ammetterlo, l'inconscio è pieno di mostri che Arrabal ha evocato con esattezza in un contesto che li giustifica. L'avere stabilito un rapporto dialettico tra i mostri dell'inconscio e la vita morale mi pare uno dei meriti principali di questo film eccezionale.
Gli interpreti, tutti molto bravi, così a livello quotidiano come a livello onirico, sono Mahdi Chaoud che è il ragazzo, Nuria Alspert che è la madre e Anouk Ferjac che è la zia. Affascinanti i disegni sadici di Topor, accompagnati dalle note beffarde di una agra canzoncina infantile danese.
A.M.

di Fernando Arrabal in italiano editi da Pellicanolibri:
(con Jodorowsky e Topor): Panico
Il gran cerimoniale, Lettera ai militanti comunisti spagnoli, La scampagnata


Link:
pagina wikipedia Arrabal
blog Arrabal


domenica 7 luglio 2013

Metin Cengiz o "il potere della poesia"

Metin Cengiz


In un momento in cui la Turchia soffre il rischio fra democrazia apparente o reale, vogliamo dedicare questo spazio a uno dei poeti più rappresentativi e battaglieri del paese.
Lo abbiamo incontrato al
14° Nisan Festival (Israel-Maghar).
Alcune sue poesie
sono sul sito di Casa della Poesia





D’inverno

Ho saputo di te in inverno
in te fiorivano domande
dı ognuno amante, ma non di me.

Strade e tracce sulla tua faccia
ıl tuo cuore nutrito da cupi amori come sole a mezzogiorno.

Tutti distanti adesso, tu sei il mio cuore solitario
Siamo noi adesso inverno in fiore’ fatti dolore nella nostra cenere.



KIŞ GÜNÜ

Seni bir kış günü tanıdım soru işaretleri açıyordun
Herkesin aşkıydın ben hariç

Yüzünde caddeler ayak izleri vardı
Yüreğin hüzünlü aşklarla beslenmişti öğlen güneşi gibi
Görmüş geçirmiş ben hariç

Şimdi herkes uzakta benim ocağımsın yalnız
Şimdi kış açan biziz kendi külünde hüzün biziz

Guerra

Ogni dove il tanfo della Guerra
solo il nome, eppure in faccia ci sbatte
come da lontano fragranza di pane caldo.
Come se qualcuno dentro noi combattesse
la vita sfıda la morte con le sue armı
lasciando fluire il sangue delle paroleç
Tanto vıcını glı schermı al cıelo
impossibile non vedere Dio
passando da fronte a fronte.

Mio figli dice che, certo, pazzo deve esser Dio
come puo essere a se stesso nemıco
finance lui che insegue la sua mente.

Penso alla mente per un momento
e come sedermı
e bere per ubriacarmi ancora.
Forse trovero l’anello che ho perduto
regalo dı mıa moglıe ın una notte radıosa
perso vıa tra I sassi.

Addio all’amore d’infanzia.
Addio al bambino che sono.

Ciao Dio mio.

SAVAŞ

Her yerde savaşın kokusunu alıyoruz
yalnız adı da olsa burnumuza vuruyor
taze ekmek kokusu gibi uzaktan.
Sanki birileri içimizde vuruşuyor
hayat ölümü deniyor silahıyla
kelimelerin kanını akıtarak.
Ekranlar öyle yakın ki gökyüzüne
tanrıyı görmemek imkansız
geçerken cepheden cepheye.

Oğlum, “Tanrı çıldırmış olmalı” diyor
“bu denli düşman olamaz kendine
aklının peşinde koşan insan bile.”
Aklın ne olduğunu düşünüyorum bir an.
Oturmak geliyor bir sandalyeye içimden
ve içmek sarhoş oluncaya yeniden.
Belki rastlarım diye kaybettiğim yüzüğüme
karımın armağanı ışıltılı bir gecede
kaybetmiş olduğum çakıllar arasında.

Elveda çocukluk aşkım.
Elveda çocukluğum.

Merhaba tanrı

Mio figlio

Per mio figlio io somiglio a una lunga strada
E sua madre alla terra
İo sono lontano, in prigione
Sua madre gli ha insegnato a camminare.

OĞLUM

Oglum uzun bir yola benzetiyor beni
Anasini topraga
Ben uzakta hapiste yatmışım
Anası yürümeyi öğretmiş ona

La pietra

Sono come il mare in tempesta
La vita urla nel mio muschio
İl tempo riposa in me

İl mio cuore è pieno di Ricordi
Gioco alla campana sulla superficie dall’acqua
Sull’onda che si inchina da un lato

Quando sei annoiato
Mi lanci via lontano
E stranamente ti senti soddisfatto

Le case e i giardini respirano con me
E le camere prendono il sole con me

Qunado hanno problemi
Le persone mi parlano
Senza neanche saperlo

Oggi sono di buon umore
Divento edificio, divento casa
E non sono mai stata così contenta

Non mi disturbate oggi
Non venite, non guardatemi
Oggi sono una pietra felice

Sono diventata luce
İn Palestina, in Turchia, dappertutto
Lanciata sulla testa dei dittatori
Da uno dei miei piccoli amici.

TAŞ

Dalgalı bir deniz gibiyim
Hayat yosunumda uğuldar
Dinlenir zaman içimde

Hatıralar bırakmaz yakamı
Sek sek oynarım su yüzünde
Şöyle yandan kaydırınca

Canı sıkıldı mı insanın
Uzaklara fırlatır beni
Garip bir zevk alır bundan

Evler, bahçeler benimle havalanır
Benimle güneşlenir odalar

Başlarında bir bela oldu mu
Benimle konuşur rüyasında insanlar
Ama bilmezler bunu

Bugün keyfim yerinde
Ev oldum, bina oldum
Bunca mutlu olmadım

Dokunmayın keyfime bugün
Gelip seyrime durmayın benim
Bugün mutlu bir taşım

Işığa karıştı beni
Filistin’de Türkiye’de her yerde
Fırlatıp zalimlerin başına
Bir küçük arkadaşım

Il testamento del poeta

Mettiamo che io parta con biglietto di sola andata
Le strade che bevono la mia tristezza non saranno più sbagliate
Ecco la tribù dei geni che sono miei amici
Ecco la nullità di essere vero e il polso di dio
La campagna e l’ombra degli alberi sono superflue.

Lasciatemi qui senza lacrime
Pregate invece  con due serie di grappa
İn mia memoria carezzate la mosca che nasce dalla grappa
İ vostri passi si adattino al suono delle sirene che avete dentro
Non fermatevi e lasciate che l’amore sia la vostra Mecca
Se mi ricorderete quando fate l’amore
Sarò felice, buon appetito

Immaginate che io sia un albero bucato senza rami e foglie
Che il ronzio degli insetti sia la musica del nulla
Pensate a me come un immenso mare
Pensate a me come una nave che fa vela nel cielo
Se dio mi parlerà, solo allora gli parlerò
Se dio mi parlerà, solo allora l’ascolterò in questa oscurità
Se dio mi stringerà la mano, solo allora potrò stringergli la mano
Lui è l’unico che può cancellare dai miei occhi i miei giorni e le notti
Certo se avrò ancora occhi..


ŞAİRİN VASİYETİ

Sayın ki dönüşsüz bir yola çıkmışım
Yanlış yapmayacak artık hüznümü içen yollar
İşte dostlarım olacak cin taifesi
İşte gerçek olan hiçlik ve tanrının nabzı
Bu kırlar bu ağaç gölgeleri olmasa da olur

Beni burada bırakın ağlamadan
Duayı dönüşte iki rekat rakıyla yapın
Rakıda filizlenen böceği okşayın anmak için
İçinizde çalan sirenlere uysun adımlarınız
Durmayın secdeniz sevişmek olsun
Sevişirken aklınıza ben mi geliyorum
Anılarım size afiyet olsun

Sayın ki oyulmuş dalsız yapraksız bir ağacım
Böceklerin uğultusu hiçliğin müziği olsun
Beni başı sonu yok bir deniz gibi düşünün
Bir aydınlıkta yüzen bir gemi gibi düşünün
Tanrı konuşursa cevabım bir onadır
Bir ona kulak veririm bu karanlıkta
Tutarsam bir onun elini tutarım
O silebilir yalnız günümü gecemi gözlerimin önünden
Tabi gözlerim kalmışsa


Metin Cengiz: poeta e scrittore nato il 3 maggio 1953 a Göle/Kars (ora Ardahan). Ha frequentato la Göle primary School (1964), la Kars Alparslan High School (1972), e si è laureato alla Erzzurum Atatürk Universty, Schools of Basic Sciences and Foreign Languages, Departement of French (1977). Durante i suoi anni all'università, per un breve periodo, ha lavorato come ufficiale civile all'Istituto Statale di Statistiche(1973). È stato arrestato varie volte per aver pubblicato riviste politiche e partecipato ad azioni illegali. Ha lavorato come insegnante di francese alle scuole superiori di Erzurum (1977-78), Posof (1977-78), Kars (1977-80), Artova (1980-83), İstanbul (1983-87) e Muş (1987). Nel frattempo ha completato i suoi studi alla Marmara Universty, Dipartimento di Francese.
Dopo il golpe militare del 12 settembre 1980, fu imprigionato per due anni in base all'articolo 141 del Codice Penale Turco. Durante i suoi anni di insegnamento fu mandato due volte in esilio e sospeso dal lavoro. Dopo aver lavorato come insegnante a Muþ, ha dato le dimissioni ed è tornato a Istambul dove cominciò a lavorare come correttore di bozze, editore e traduttore presso case editrici. Riprese l'insegnamento dopo il 1993 e si è poi ritirato nel 2002. Oltre al suo lavoro di traduttore ha scritto numerosi articoli sui problemi della poesia nelle riviste Hurriyet Gösteri, Varlık e in numerosi giornali. Nel 2005, insieme ad alcuni amici ha fondato la Şiirden Publishing House per pubblicare poesie ed articoli sui problemi della poesia.
Il suo primo articolo intitolato "Nasıl Şiir" (Che genere di poesia) fu pubblicato sul quotidiano Demokrat, ed altri articoli nelle riviste Broy, Varlık, Adam Sanat, Edebiyat ve Eleştiri, Bahçe (Antalya), Düşün, Yasakmeyve, Parantez, Şiiri Özlüyorum Niğde), Ötekisiz, Şiir Oku, Şiir Odası, Mor Taka (Trabzon), Pitoresk e Yazko Edebiyat. Ha preparato e presentato un programma televisivo intitolato “Şiir ve Resim” (Poesia e Pittura) alla Karadeniz TV nel 1988. Ha ricevuto il Behçet Necatigil Poetry Award nel 1966 con il suo libro intitolato "Şarkılar Kitabı" (Il Libro dei Canti). È membro del Sindacato degli Scrittori Turco, dell'Associazione PEN Writers e dell'Associazione degli Autori Turchi.
Ha elaborato una poesia che trae vantaggio dalla traduzione sfidandola, che riflette le realtà del mondo moderno e che cerca di elaborarle insieme alle realtà della vita e con il suo mondo di emozioni all'interno dell'integrità della sua personalità. Già noto per i suoi articoli sulla poesia fin da giovane, il poeta è diventato uno dei pionieri del periodo post 1980, con i suoi articoli teoricie le discussioni sullapoesia. Alcuni di questi articoli sono stati pubblicati in un libro con il titolo Şiirin Gücü (Il Potere della Poesia, 1993).

Nel 2007 ha preso parte agli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo e nel 2010 a "La poesia resistente! Napolipoesia".

Traduzione: Raffaella Marzano
Contatti: Metin Cengiz pagina facebook
Wikipedia turco: Metin Cengiz

Outside our wall: Liliana Arena

Sabato 8 giugno si è inaugurata la mostra fotografica di Liliana Arena, al Blender Arci di Castellammare di Stabia (Corso Garibaldi 68, Na), struttura di cui si occupa Antonio Girace mentre la direzione artistica è affidata a Gianluca Fuccillo, attento ai fermenti musicali della zona e non solo; infatti il locale è anche sede di mostre fotografiche e di varie iniziative il cui comune denominatore è l’arte.
Il tema della mostra, ben esplicato dal titolo scelto, outside our wall, è stato incentrato sulla ricerca del , quindi sul viaggio interiore che ognuno compie nell’arco della propria esistenza, passando dall’Io bambino all’Io genitore fino a giungere all’Io adulto, quest’ultimo rappresentato da equilibrio, consapevolezza e maturità.
foto: Alessio Avino
L’Io genitore, troppo severo con se stesso, ci fa perdere quella parte di bambino che è in noi e senza il quale la nostra esistenza non ha valore perché morte in vita, essendo basata solo sul dovere. Ecco perché i volti scelti da Liliana Arena erano quelli di anziani, poeti e bambini.  A rendere visiva questa ricerca, quindi fulcro della mostra, due scatti, destinati a fissare due figure di adulti che si incamminano verso la luce.
Fino al 20 giugno è stato possibile calarsi in questa realtà visiva che, utilizzando le immagini, è riuscita a rendere stati e tensioni interiori che non hanno nulla di tangibile, a comunicare l’invisibile, di cui noi possiamo solamente avere percezione.

foto: Alessio Avino
Liliana Arena è nata Castellammare di Stabia il 9 Marzo 1966. Tra le sue passioni, la poesia e la fotografia. Ha pubblicato le raccolte poetiche "L'oceano del mio IO" (Marzo 2008) , "La luna oltre la grata" (Ottobre 2010) e "La vite, la vita", contenuta nel volume antologico MATERIA PRIMA (Giulio Perrone Ed. - Giugno 2012).
Diversi i riconoscimenti e Premi Letterari Nazionali e Internazionali per la poesia.
Premio Napoli Cultural Classic 2013 per la narrativa con il racconto "Di ieri, il tempo".
Per la fotografia: Premio Monte Faito 2011 e 2012.

foto: Alessio Avino
foto: Alessio Avino












Contatti:
Liliana Arena on facebook