giovedì 25 giugno 2015

Stefano Iori, La giovinezza di Shlomo, Gilgamesh Edizioni

copertina: Federico Bassi
Stefano Iori, La giovinezza di Shlomo
Gilgamesh Edizioni
ISBN 978-88-6867-078-8, pp. 128, € 10,00
Collana di narrativa ANUNNAKI
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La giovinezza di Shlomo, l’ho letta nell’insonnia di una notte, d’un fiato.
Si legge d’un fiato. All’inizio mi ha ricordato il Tamburo di latta di  Günter Grass, - anche se qui sarà la madre a scomparire per prima, - per i panorami appena accennati della guerra che non si ferma se non per qualche tregua, spezzata, come sempre da attacchi terroristici. Siamo naturalmente in terra d'Israele, dove l'Autore è già stato (sentendo attorno a sé i rumori della guerra) e dove nell'autunno di quest'anno ritornerà stavolta come poeta ospite al Nisan Festival.
[Il bimbo si salvò per un soffio dall’oltraggio di quella tenaglia disumana che avrebbe dovuto incoronarlo. Ancora grido e ancora sangue. Il piccoletto sgusciò fuori, silente, immobile, mentre la donna chiudeva gli occhi e taceva. “Presto, in rianimazione!”. La madre se ne uscì coperta da un lenzuolo da battaglia, bagnato di umori, di sangue, di linfa.
Il bimbo rimase. In braccio all’infermiera. Sempre zitto. Come in preghiera.
Salomon ‘Shlomo’ Batai nacque a Tel Aviv alla fine della Guerra dei sei giorni.]
Crescerà coi nonni che moriranno poco dopo, successivamente con una zia arcigna e fredda che parla yiddish “Il saggio ode una parola e ne comprende due”, sarà l’unica frase che il padre tradurrà al figlio.
Un padre silente di cui scoprirà l’amore solo alcune rare volte (come quando gli eviterà il servizio militare, lui, soldato di carriera) e, “forse” nei diari e sogni che Shlomo scoprirà solo dopo la sua morte.
Nella terra degli ulivi:
[Troverai ulivi ovunque andrai. Quando li osserverai, pensa. Tre colori e tre possibilità per te: il dolore che credo stia nei contorcimenti del tronco, la realtà che vive sul dorso delle foglie, la speranza che luccica di sotto. E pensa che poi arrivano le olive”].
circondato dalle guerre in Libano, in Giordania, a Gaza e da attentati
[Udì boati, colpi di mitraglia, urla di coraggio e di spavento. La guerra, una nuova guerra. Sempre uguale alle precedenti. La seconda Intifada, lo smantellamento di Gaza. Il muro che stava facendo posto agli ulivi.]
cresce a Tel Aviv nella grande casa di famiglia, dove da ogni punto si vede il mare, mentre negli anni della sua crescita, si allungano i giardini spezzati dai grattacieli, fra albe, tramonti e con Yafo (Giaffa, città araba unita a Tel Aviv) silenziosa e solitaria di notte come di giorno, Shlomo cresce con la passione dello studio scoprendo da Leopardi a Pasolini e quindi l’Italia, l’ultimo paese lasciato dalla famiglia. Scopre oltre ai dolori dei lutti quelli più inesplicabili dell’amore.
[Mentre il giovane cantava lei lo aveva guardato muovendosi appena di lato, prima a destra e poi a sinistra, come ad assestare il baricentro. Come a stendere un fascio di muscoli, a porre l’equilibrio dei nervi nella condizione di slancio verso di lui. E intanto il suo sguardo diceva, quello sì che parlava. Di cose inaudite. Cose che mai avrebbe potuto ammettere al primo fortuito incontro. Fu quel “mai” ad intrigare Shlomo? Come da un proiettore impazzito le immagini di lei gli arrivavano
alla mente come lampi nel buio. Ricordava il suo vestito nero, stretto stretto attorno alle forme nervose.]
Ma le ragioni e le vie del cuore non sono parte di una storia prevista o risolta, né sarà mai possibile raggiungere sapienza e consapevolezza come per gli studi o per il lavoro e la vita sembra prendere altre vie più contorte e frastagliate. La scrittura presenta grande delicatezza e sensibilità, senza lasciarsi travolgere in facili cadute di stile, in qualche modo poetica ma sempre rimanendo alta la capacità del narratore nel descriverci il carattere di ciascun personaggio, dote questa rara negli ultimi tempi di narrativa spesso da incubo e faciloneria.
[Ci furono giorni di ardore e di gioia, ma un dì piove ed un altro splende il sole. Vennero così anche abbandoni e riconquiste, cedimenti reciproci, liti, momenti di inutile perdono, silenzi. Eppure quel nascente amore in altalena non sembrava sfilacciarsi.]
Ma non vi dirò la fine del romanzo, neanche sotto tortura, così la sorpresa sarà tutta del lettore che immaginerà, oltre a ciò che si legge chiaramente, altre immagini e spunti sui luoghi, sulle storie di tante famiglie provenienti da soli gelidi, profughi di tante tragedie, nella speranza di una terra altrove negata, ricca di colori e calda, che tenteranno di vivere in uno dei luoghi più controversi del mondo, dove non sarà possibile non respirare l’aria di precarietà, ma proprio per questo rimane, visitandolo, uno dei paesi dove le persone paiono divertirsi, giocando sulle spiagge, anche di notte affollate, dove sembra che nessuno lavori fra grattacieli e giardini che si snodano ormai per chilometri e la minaccia della guerra, a poca distanza, sembra una invenzione della stampa.
Senza dubbio un romanzo, il primo dell’Autore, già noto come poeta, pieno di riferimenti da scrittori amati, che descrive la vita di persone (o se vogliamo un breve percorso dall'infanzia alla maturità) e di famiglie 'normali' in Israele - non solo di Intifada - come fanno già da tempo Amos Oz o David Grossman.
b.c.
Stefano Iori, mantovano, è giornalista professionista. In gioventù ha recitato per il Teatro Autonomo di Roma e poi fondato la compagnia Ipadò, per la quale firmò otto regie. Si è rivelato alla critica e al pubblico con l’apprezzata monografia critica I Grandi del Cinema: Tinto Brass (Gremese Editore, 2000). Varie le sue collaborazioni, tra cui la cura di testi di promozione culturale dei territori per l’Editoriale Giorgio Mondadori. Ha firmato tre sillogi poetiche: Gocce scalze (2011), Sottopelle (2013, con prefazione di Gio Ferri) e L’anima aggiunta (2014, edizione italiano-inglese con prefazione di Beppe Costa). Numerosi i premi e le segnalazioni nel suo curriculum poetico. Alcune liriche dell’autore sono pubblicate su prestigiose antologie, fra tutte l’Enciclopedia di Poesia Contemporanea (Fondazione Mario Luzi, 2013). La giovinezza di Shlomo è il suo primo romanzo.

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