sabato 18 luglio 2015

Nota alle note, prefazioni, recensioni

Sembra proprio che chi scriva per recensire, presentare, annotare un libro, in special modo di poesia tenti coi mezzi che possiede di fare in modo che il lettore non debba leggere il testo in questione e men che mai acquistarlo.
Chi scrive non si cura del lettore, probabilmente, ma di far 'bella figura' con buona cultura dinnanzi all'Autore.
Non avevo alcuna difficoltà e non ne ho tuttora nella gran parte dei libri pubblicati dagli Editori maggiori nel leggere i risvolti, le prefazioni, i retro copertina perché essi ben sanno che una presentazione chiara ed efficace può spingere il lettore all'acquisto del testo.

Se già è incomprensibile leggere il commento o la nota e si deve ricorrere all'uso del dizionario, sarà naturalmente dannoso per il libro stesso.
Leggo dei testi scorrevoli, ricchi di emozioni che a volte non lasciano alcun dubbio sulla qualità del testo presentati da parole macigno, spesso inutili, inservibili che portano lontano dall'opera e al limite estremo della sopportazione.

Anche vero è che molti si rifiutano, quando comprano un libro, di leggere intro, post o risvolti, aprendolo a caso sulle parole dell'Autore.
Oggi diventa indispensabile, vista la crisi (cronica) del libro, che le centinaia di blogger, poeti, critici usassero quel sistema antico dell'uso di termini a tutti comprensibili, evitando tortuosi giri e frasi che, oltre a riempire pagine, respingono anziché spingere il lettore all'acquisto.

Che questo linguaggio astruso, contorto, spesso desueto, lo usi la politica è chiaro da tempo: meglio un popolo che non capisca sparandogli frasi inutili e incomprensibili facendo credere di essere qualche gradino più in alto e quindi governare.
Che lo si usi per i libri invece credo sia un danno. Oltre ad evitare (lo ha fatto Mondadori da quando è di proprietà di Berlusconi) di mettere fascette con scritto il "nuovo Salinger" e, in1984 di Orwel scrivendo addirittura. "La storia del Grande Fratello".
Certo questo è senz'altro un lavoro sporco, anche se punta allo scopo, ma lo è altrettanto quanto scrivo che per giunta ottiene l'effetto contrario: non leggete assolutamente questo libro!

Concludo ricordando che molti amano i versi di Lorca, Neruda, Machado, Salinas, Hikmet, Verlaine, Pessoa, Bellezza, Benedetti, Merini, Prevert ecc. solo per citare alcuni fra i moderni. E allora? Vorrei ribadire che essere semplici non vuol dire necessariamente banalità, quello che sovente capita è esattamente il contrario.
b. c,

mercoledì 15 luglio 2015

José Emilio Pacheco, Gli occhi dei pesci, Medusa Edizioni

 José Emilio Pacheco, Gli occhi dei pesci
Pag. 160  € 16.00 Medusa 2006
ISBN 9788876980806

Come spesso già scritto molti ottimi poeti vengono pubblicati in Italia, soprattutto negli ultimi anni, solo da piccole o medie case editrici, salvo in qualche caso vincendo un Nobel li vediamo apparire anche presso i grandi editori.
Cercando se qualcuno avesse ristampate le poesie di Jesus Lopez Pacheco, libro che possedevo sin da giovanissimo (Edizioni Guanda) e poi regalato sperando di ricomprarlo, mi imbatto in un omonimo che non conoscevo. 
Così lo compro e lo faccio mio, stavolta senza regalare più libri di poesia ottimi che si esauriscono facilmente. Ma trovo anche fra i negozi in rete dell’usato il 'ricercato' Jesus Lopez Delitti contro la speranza che ho già ordinato. Nell'attesa di proporre alcune delle sue poesie, che certo hanno influito dell’amore che ho ancora denso e dentro verso la poesia in lingua spagnola, vi propongo questo Gli occhi dei pesci, recuperabile con facilità, ordinandolo in libreria come ho fatto io.
José Emilio Pacheco è nato nel 1939 a Città del Messico dove è scomparso proprio lo scorso anno, 2014. e questa è l’unica pubblicazione ancora reperibile di poesie, datata ottobre 2006 delle Edizioni Medusa di Milano.
Mentre di tutta l'opera in italiano sono stati pubblicati il romanzo Le battaglie nel deserto da La Nuova Frontiera e un volume di racconti Il principio del piacere,  con le edizioni Sur.
Il volume di 160 pagine è corredato da una nota di Stefano Berardinelli ed uno scritto del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti ed è una antologia di poesie dei molti volumi pubblicati dal Poeta.
Poche le notizie sulla vita e l’opera di questo grande poeta, almeno in lingua italiana.
Comunque reperibili su Wikipedia e in un articolo del Manifesto in occasione della morte. 

Ecco un breve estratto del volume:

Dipingere i fiori

Senza dichiarazione di guerra invasero
il paese mentre lui dipingeva i suoi fiori.

Seguirono le battaglie e le sconfitte
lui continuò a dipingere i suoi fiori.

Venne la resistenza contro il terrore scatenato dall'occupante.
Lui si ostinò a non lasciare i suoi fiori.

Alla fine fu vinto chi aveva compiuto il male.
Lui proseguì a dipingere i suoi fiori.

Riconosciamo adesso il suo coraggio davanti a tutto quell'orrore
perché non smise mai di dipingere i suoi fiori.


Genesi

Tanta felicità mi opprimeva.
Volli scoprire cosa c’era fuori dal paradiso.
Avvicinandomi ai confini
mi ferirono il reticolato e l’alta tensione.

Dovetti ritornare al mio giardino, inseguito
dai cani delle guardie.
E non trovai più boschi né sorgenti.
Nei luoghi che occupavano
si erge la baracca n. 18
e costruiscono i forni crematori.

Lettera

Nell'era di internet aspettare una lettera
che non viene neppure per fax.
La porta il vecchio servizio postale
(si direbbe) a dorso di mulo,
per le pianure e tundre e macchie.
Attraversa i fiumi in zattera
e in piroga i mari.

Forse vi sono luoghi misteriosi
nei quali invecchiano le lettere come i vini.
Perché mai caricarle su un jet
o anche solo un camion.
Meglio che aspetti la disperazione.
Alla fine un giorni
arriverà la lettera annunciata
- e sarà molto triste leggerla.

Bambini e adulti

A dieci anni credevo
che la terra fosse degli adulti.
Potevano far l’amore, fumare, bere a volontà,
andare dove gli pareva.
Soprattutto, schiacciarci con il loro potere indomabile.

Ora conosco per lunga esperienza il luogo comune:
in realtà non ci sono adulti,
solo bambini invecchiati.

Vogliono ciò che non hanno:
il giocattolo altrui.
Han paura di tutto.
Obbediscono sempre a qualcuno.
Non dispongono della loro esistenza.
Piangono per qualsiasi cosa.

Ma gli manca il coraggio di quando avevano dieci anni:
lo fanno di notte e in silenzio e da soli.