venerdì 7 ottobre 2016

Fernando Rendón Qual era la domanda?, Pellicano

Fernando Rendón Qual era la domanda? ottobre 2016, Pellicano Associazione culturale
pp. 198, € 12.00

ISBN 978-88-99615-17-8 pp. 198, € 12.00
Certamente l’amore estremo per la poesia ha condizionato tutti i giorni della mia vita che, sarebbe stata ben più terribile, se non avessi fatta questa scoperta sin da giovanissimo, grazie al fatto di una madre libraia e grande lettrice.
Così, raggiunta un’età ragionevole, riuscii ad occuparmene come editore.
Raccontare le difficoltà a chi non conosce il mondo editoriale sarebbe inutile e non è questo il luogo. Rimane il fatto nei libri, nei tanti libri pubblicati che, quasi sempre, hanno provocato l’incontro con l’Autore, avvenuto a volte subito come per Goliarda Sapienza o Alejandro Jodorowsky o dopo 30 anni come nel caso di Fernando Arrabal.
Ormai sono più che convinto, malgrado vendite e successo editoriale siano state sempre al di sotto delle mie possibilità - per questo, spesso, si rimane soli - mi è dato ormai immaginare di avere un grande fiuto. Se alcuni autori li avessero scoperti i grandi editori subito e non dopo 30 o 40 anni, qualche volta le loro vite sarebbero certamente state migliori, almeno dal punto di vista economico. Ma tant’è, come accennato la vita in arte raccoglie altre soddisfazioni.
Come in questi giorni, dopo avere scoperto, questa volta in rete, le poesie di Fernando Rendón, ne ho parlato subito con l’amico Antonino Caponnetto chiedendo se mi avrebbe aiutato a realizzare questo sogno traducendo per me, per noi, quello che considero un grande autore. Ciò che provo leggendolo mi fa sentire complice e, come accaduto altre volte, già amico per ciò che pensa scrive e fa. Riscrivo qui la parte finale dell’introduzione di Caponnetto e alcune poesie dell’Autore, certo, ben poche rispetto a un volume (oggi raro) di 200 pagine.
b.c.

[,,,Credo - e lo ribadisco qui con altre parole - che in Fernando Rendón poesia e vita coincidano fra loro in una grande unica aspirazione, la più degna da immaginare per ognuno di noi: che l’essere umano possa finalmente liberarsi dalla paura e dalla costrizione (o se si vuole, dalla coazione a ripetere), sapendo bene che ciascun individuo può realizzare questo grande sogno soltanto insieme agli altri, in quanto parte di una totalità umana quotidianamente consapevole e ormai pronta a incontrarsi con il proprio Tutto, il quale ci contiene eppure ci trascende.
Un libro necessario, per me, questo, sul cui valore intrinseco, non ho dubbi ne remore, un’opera antologica che permetterà agli italiani di accostarsi, anche attraverso la lingua originale, a una poesia e a un poeta la cui lettura non potrà che essere fonte di gioia per chi ama profondamente la grande poesia.
Credo inoltre che, chi si avventurerà nella lettura di questo poeta cosi umanamente vicino, non potrà evitare di sentirsi sospinto verso nuovi e più intensi approfondimenti della sua poesia].
 Antonino Caponnetto, 10 agosto 2016.

1. Realistas

En la brumosa landa del tiempo
implacables guardafronteras de la realidad

Por él sentenciado
un suicida que no muere
perpetuamente se ahorca

Prohibido a las naves
alejarse de orillas y faros
para eludir tempestades
desatadas por el miedo

Por el arcabuz y el cruzado madero de ciprés
latitudes que preservaban el sueño
abruptamente fueron despertadas a la muerte

Desde entonces
poetas acusan de locos a poetas

Y cubiertos de escarnio
los a ún rebeldes
habitan un reino sin rey
donde puertas de esmeralda
que no pueden ser vistas
conducen a un inmemorial jardin de fuerzas

 Realisti

Nella brumosa landa del tempo
implacabili guardafrontiere della realtà

Dal tempo condannato
un suicida che non muore
perennemente s’impicca

Vietato alle imbarcazioni
allontanarsi da sponde e da fari
per fuggire tempeste
scatenate dalla paura

Con l’archibugio e il crociato legno di cipresso
latitudini che preservavano il sogno
bruscamente furono risvegliate alla morte

Da allora
poeti danno dei pazzi a poeti

E coperti di scherno
i tuttora ribelli
abitano un regno senza re
dove porte color verde smeraldo
che non possono esser viste
conducono a un giardino di forze immemorabile

2. Deseo

          “¡Contra la muerte, coros de alegría!”
          (P. Barbajacob) 

Si fuera posible, si lo sonado fuera, si se alcanzara, dices.
Si aquello que yace en el fondo se irguiera, si amaramos nuestra tierra,
si se lograra.
Si nos reconocieramos, si no nos apegaramos a lo que nos ata, si se
consiguiera.
Si llegara ese momento, si la alegria feroz nos invadiera, si se pudiera.
Y si nos amaramos, si fundaramos ese pais, si volvieras para quedarte
entre nosotros para siempre.


Desiderio

          “Contro la morte, cori di gioia!”
          (P. Barbajacob)

Semmai fosse possibile, se quanto noi sogniamo fosse, e se si raggiungesse,
dici.
Se ciò che giace in fondo si levasse, se noi amassimo la nostra terra, se
in questo si riuscisse.
Se ci riconoscessimo l’un l’altro, se non ci affezionassimo a quanto poi
ci lega, se questo si ottenesse.
Se giungesse improvviso quel momento, se la gioia feroce ci invadesse,
se tanto si potesse.
E se ci amassimo, se quel paese uniti edificassimo, se ritornassi tu per
rimanere fra noi per sempre

3. Movimiento
I
Se renuevan sin tregua los ciclos
violencia y reposo se suceden
El oro adentro se transforma
Del origen a la desembocadura
se desdobla un lecho dorado
se alternan los ritmos
con dolor se dilatan los cauces
Es dificil nacer en otra época y lugar
Es el rio que todo atraviesa
y cae se purifica distribuye
golpea murmura acaricia
avanza se enturbia centellea
inutil aferrarse a orillas
la corriente perpetua arrastra las manos
Se lava tu sed en una espiral de flores
afanosa corres sobre suelo lunar
II
Mineros sin edad han entrado en tus aguas
hasta la cintura
y en extranas bateas lavan tu alma
una y otra vez por siglos
laváran tus suenos
hasta que oro y sol se hagan uno
y así no te hayas deslizado en vano
por el cuerpo del firmamento y de la tierra


Movimento
I
I cicli senza tregua si rinnovano
violenza e riposo si susseguono
L’oro al suo interno si trasforma
Dall’origine allo sbocco
si dispiega un letto dorato
si avvicendano i ritmi
con dolore gli alvei si dilatano
È difficile nascere in altra epoca e luogo
È il fiume che tutto attraversa
e cade si purifica elargisce
colpisce mormora accarezza
avanza s’intorbida scintilla
inutile aggrapparsi a qualche sponda
la corrente incessante trascina via le mani
Si lava la tua sete in una spirale di fiori
affannata tu corri su terreno lunare
II
Minatori senza età sono entrati nelle tue acque
fino alla cintola
e dentro vassoi strani lavano la tua anima
più e più volte per secoli
laveranno i tuoi sogni
fino a che oro e sole siano uno
e così tu non sia trascorso invano
lungo il corpo del firmamento e della terra



4. Generacion

Había qué seguirse a sí mismo.
Había qué remover tan solo la palabra montana.
Había qué eludir la celada de la civilizacion.
Había qué volar las esclusas de la razon.
Había qué hacerse invisible a las patrullas.
Había qué hallar el mapa de la vida.
Había qué fundar el paisaje en esta comarca de fantasmas.
Se trataba de saber morir y renacer aquí y ahora.


Generazione

Bisognava seguire se stesso.
Bisognava rimuovere proprio la parola montagna.
Bisognava sfuggire all’agguato della civiltà.
Bisognava far saltare le barriere della ragione.
Bisognava farsi invisibile alle pattuglie.
Bisognava trovare la mappa della vita.
Bisognava fondare il paesaggio entro questa regione di fantasmi.
Era questione di saper morire e nascere di nuovo qui e ora.

5. Metamorfosis

Sobre un camino de polvo
camino tras la anciana
que gesticula hablando a solas
Con el cuerpo agobiado por el tiempo
evoca a escondidas su juventud
y su rostro resplandece
Paso a su lado y la miro
pero al sentirse descubierta
recobra, avergonzada, la vejez.

Metamorfosi

Lungo una strada di polvere
avanzo dietro all’anziana
che gesticola e parla da sola
Con il corpo spossato dal tempo
evoca di nascosto la propria giovinezza
e si fa risplendente il suo volto
Mi metto al suo fianco e la guardo
ma lei nel sentirsi scoperta
di nuovo, vergognosa, si fa vecchia.


Fernando Rendón (Medellín, Colombia, 1951), oltre che come poeta, è noto sia grazie al suo lavoro di giornalista, svolto per quotidiani quali “La opinión” o “El Correo” sia per aver fondato varie riviste di poesia, fra le quali “Clave de Sol”, “Imago” e “Prometeo”. Ma anche, e soprattutto, per aver fortemente contribuito alla creazione del Festival Internacional de Poesía di Medellín, che ha raggiunto una grande popolarità negli ultimi decenni.
Tra le sue opere possono sottolinearsi Contrahistoria, Los motivos del salmón, La rama roja e Canción en los campos de Marte, per le quali Rendón ha ricevuto importantissime designazioni e onorificenze; fra l’altro, in due occasioni è stato finalista del Premio Nacional de Poesía dell’Università di Antioquia. Inoltre, le sue opere sono state tradotte in varie lingue e sono apparse in numerose antologie. Ha collaborato con la fondazione dei Festival Internazionali di Poesia di San José de Costa Rica e San Salvador, e con quella della Red de Festivales Internacionales de Poesía de Latinoamérica, fornendo la sua consulenza nel crearne altri, come il Festival Mundial de Poesía del Venezuela.
Per l’altezza come per la profondità, per l’universalità come per l’intensa singolarità della poesia di Rendón, la sua attività in ambito poetico assume, oggi più che mai, un alto valore sia artistico che umano, sia per il singolo che per l’intera collettività. 



giovedì 6 ottobre 2016

Decennale Poetico OttobreInPoesia: "gioiosi naufragi di follia"

Consulta il programma completo cliccando QUI




 per leggere tutti i Risultati IX edizione del PLICS

La novità di quest'anno:

Ad uno dei tre finalisti della sezione B verrà offerta gratuitamente la stampa, 
da parte dell’Associazione Culturale Pellicano di Romadi un volume di poesie 

(che non superi le cento pagine). 
Di questa pubblicazione 
l’autore riceverà in omaggio 50 copie.


L'evento su Facebook



mercoledì 5 ottobre 2016

Elda Mari, La guardiana del Tevere, Pellicano

Elda Mari, La guardiana del Tevere, (Pellicano, associazione culturale) sarà presentato al Simposio di Anzio

La capacità di raccontare in brevi storie complete è il segno distintivo di Elda Mari.
pag. 98, € 10.00
Personaggi solo apparentemente del passato, che si nascondono, anche se non sempre, in ognuno di noi, sono talmente vividi anche nel presente e certamente lo saranno in futuro. La sintesi delle emozioni tracciate con passionalità miste all’ironia saranno la gioia del lettore che si ritroverà in molte situazioni qui narrate. Dove, più che altrove, sono descritti i limiti dell’uomo e la forza ma anche i limiti delle donne.
Così introduco il libro di racconti La guardiana del Tevere.
Incontro Elda per la prima volta proprio al Simposio e nei gesti oltre le parole scopro la capacità dell’ironia e dell’autoironia. In questa occasione mi regala il suo libro di racconti precedente, Il cappello di carta: divertente, ironico con punte di sarcasmo, ma anche di tenerezze e d’allegrie che leggo d’un fiato. Poi, a mia insaputa, partecipa all'inedito per la poesia al Premio città di Sassari (che porta il mio nome) ma non ho nulla a che fare con la giuria e vince! Neanche avessimo programmato tutto questo! Oltre la somma prevista dal Premio, il vincitore ha diritto alla stampa gratuita di un libro di poesie da parte della nostra associazione Pellicano, della quale faccio parte, che dire!
I diavoli hanno stabilito che l’autrice ha fiuto ed io naso. Nel mondo corrotto della cultura queste coincidenze sarebbero incredibili ma la mia vita di editore lo ha già più che dimostrato, avendo pubblicato autrici rifiutate dalle grandi case editrici, quali Goliarda Sapienza o Anna Maria Ortese, solo per fare due nomi, riconosciute oggi fra le migliori scrittrici italiane del secolo e non solo.
Ma torniamo al libro, che presentiamo al Simposio di Anzio, ripetendo le parole di Antonino Caponnetto:

“Il pregio, il valore letterario, dei racconti di Elda Mari è innegabile. Le sue storie, che solo in apparenza sono distanti dalla nostra contemporaneità, ne costituiscono, a ben guardare, il preludio. In questo libro, al di là della disaffezione, la chiusura mentale, il gretto egoismo (si legga, a questo proposito, ‘La figlia bruttina’), è l’amore, nelle sue diverse forme e manifestazioni, a farsi protagonista. Tuttavia il linguaggio chiaro e ricco di precisazioni e rimandi non è mai romanticheggiante né sentimentalistico. Esso attinge a sentimenti profondamente vissuti, spesso contrastanti, non sempre espliciti, ma riesce a farli convivere e fluire in noi e nel libro in virtù di una grande capacità espressiva e descrittiva che fa di questa raccolta un unicum del quale non è possibile privarsi.”

Elda Mari (Roma 1940) rivelando un precoce talento per la poesia, a diciotto anni decide di dedicarsi alla creazione di canzoni e supera l’esame alla SIAE come autrice e melodista di musica leggera, campi nei quali si distinguerà presto con canzoni di un certo successo come Welcome to Costa Smeralda e Se non hai nessuno al mondo, selezionata dalla giuria nel festival di Sanremo del ‘62. La sua canzone Pelle di bandito, viene inserita nella colonna sonora del film omonimo di Pietro Livi e un altro suo testo fa parte della colonna sonora de I guerrieri del Bronx. Nei primi anni sessanta è scelta per tradurre in italiano i testi di famose canzoni straniere, come The lady is a tramp, Last time I saw Paris di Frank Sinatra e True love incisa col testo italiano da Nancy Sinatra, e Invitango di Brigitte Bardot. Le sue più recenti pubblicazioni sono: Viver diversi (2012) la sua prima raccolta di poesie, l’anno successivo il romanzo La rana pensatrice e, nel 2014, i racconti Il cappello di carta.