domenica 4 giugno 2017

Liliana Arena, Un Tè con il Tempo, Pellicano, 2017

pag. 80, € 10.00 ISBN 9788899615352
Fra le ultime pubblicazioni edite dall'associazione Pellicano, nella collana Inediti rari e diversi, il nuovo libro di Liliana Arena-

[...]In questo libro di rara intensità poetica, che con tutta la forza del proprio sentire ci attira a sé e ci prende per mano, il lettore traverserà paesaggi, luoghi e linguaggi che appartengono alle ragioni di un cuore che è nudo, al cui ritmo la poesia pulsa e respira. Un libro il cui tono è basso e profondo, amorevole e lieve, ma anche capace di svelare a ciascuno di noi i tantissimi volti del male, quello dei nostri giorni certo, senza dimenticare mai che quest’ultimo è il risultato del nostro ieri, né che già nel presente vive il nostro domani.
Senza dubbio quella di Liliana Arena è una poesia che si mostra chiaramente come urgenza, come dono di sé agli altri, alla vita e a un mondo in cui le varie forme del nulla ci possiedono.
E fra queste anche quella di cui la stessa mente, che ne è la generatrice, si compiace quando estromette il pensiero del suo trono.[...]

dall’introduzione di Antonino Caponnetto



Alcune poesie tratte dal libro, per altre notizie visita il nostro SITO


Potessi distruggere il tempo
dare fuoco al pendolo
in guerra col mio.
Tempo
che vorrei sgranare
come l’anziana vedova
sgrana un rosario
potessi respirarlo
a mani nude
per custodire parole
donate da un demone
su ciò che di un albero
ad ingiallire rimane.


Ho parlato all’ulivo
testimone di millenni
da Ishtàr all’ultima Intifada.
Gli ho chiesto di Cristo della sua croce
gli ho chiesto se fosse veramente
un profeta o un visionario
gli ho chiesto di ungermi dell’olio sacro
gli ho chiesto della pace della fratellanza.
Mi ha risposto
ho vissuto abbastanza
per dirti che la mia terra è arida
e la mosca distrugge il mio frutto
la mia linfa è costretta
a fluire tra rami contorti
eppure
mi ostino a offrire fiori alla Grande Madre
e ai suoi figli.


Scalerò la roccia del monte più alta
per sollevare il mio calice al vento
brindare al tuo nome.

Veglierò il suo cadere bagnarsi rialzarsi
correre il fiume e attraversare il deserto.

Non ho morte né vita da affidarti
se non un taglio di ali di angelo umano
che ha reciso il suo tutto dal nulla
nel suo peregrinare.


Testa di donna con capelli sciolti

Sopportare il dolore
dentro di te
fuori di te.
Mare che non ha nome
sguardo che non ha mare.
In ginocchio
telamone che più non regge
l’amaro peso di questo calvario
sosti impotente immobile
in un gravoso sonno senza sogni.
La tua colpa è nel calice che porti
straziato sversatoio di sperma senza amore.
Dovresti essere Dio essere venerata
e un tempo dimenticato lo sei stata
perché hai potere di generare vita.
Ogni tua traccia è stata cancellata dalla storia
dall’ego patriarcale.
Ora il silenzio divora un passo incerto
che brancola nel buio dell’omertà
scava solchi sopra un volto stanco
che non ha coraggio
di sollevare gli occhi ad uno specchio
per la paura di osservare una bambola di pezza.


Liliana Arena (Castellammare di Stabia, 1966) ha pubblicato le raccolte poetiche L’oceano del mio Io (Aletti-2008), La luna oltre la grata (Aletti-2010), La vite, la vita nel volume antologico Materia Prima (Giulio Perrone Ed-2012). Ultima pubblicazione Monologhi di vetro (SEAM Ed.-2013). È presente in varie Antologie, tra cui SignorNò, antologia di poesie e scritti contro la guerra, a cura di Marco Cinque e Phil Rushton.

Ha collaborato con il sito web “Di Testa e di Gola” e con il giornale “Clic Donne 2000”. Diversi i riconoscimenti e Premi Letterari Nazionali e Internazionali per la Poesia e la Narrativa, ha curato l’organizzazione del Festival Internazionale di Poesia “Palabra en el mundo” per la Città di Castellammare di Stabia.

sabato 13 maggio 2017

Premio Nazionale di poesia Masio Lauretti, testi premiati, 2017

pag. 100, e 10.00 ISBN 9788899615338
se vuoi avere il libro scrivi QUI











Valeria Mazzer

 Premio nazionale di poesia “Masio Lauretti” Seconda Edizione, 2017

Piuttosto orgoglioso di portare avanti questo concorso dedicato agli alunni delle scuole medie e superiori che hanno così modo di esprimersi liberamente e personalmente, al di là di ciò che la società sembra imporci su come loro 'i giovani' sono.
Anche quest'anno la manifestazione ha avuto successo, in special modo per quei temi trattati dai ragazzi come guerre, migrazioni, bullismo che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, gli adulti sembrano ignorare.
Altre notizie le trovate sul sito dell'Associazione che, assieme all'insegnante Franca Palmieri, ha avuto l'idea di dar vita a questo Premio. 
Mia intenzione in questo post è quella di far conoscere i versi premiati (con le motivazioni in corsivo) di alcuni di questi straordinari ragazzi, fermo restando che l'intero libro è assolutamente da leggere per comprendere la differenza dell'uso della parola poetica da parte dei più giovani.



                                    Sezione A - scuole medie

Valeria Mazzer - 1° classificata

Sogni d’oltre mare

Pensami tra i solchi delle tue mani stanche
nei tuoi momenti in terra straniera.
Pensami come il profumo delle tue valigie
nei giorni di ritorno dove il tempo vola.
Cercami tra i tuoi pensieri e il tuo amore
tenendomi con te in una tasca ove io
cercherò note per musica
che ti accompagni nei momenti difficili.
Cercami tra i viaggi, sogni e ricordi
su terre d’oltre mare
ma dentro il tuo cuore
perché tu sia sempre il gigante
nei miei sogni di oggi e di domani.

L’accoglienza è un pensiero che viaggia tra i segni della fatica di
un migrante in terra sconosciuta, è una musica che allevia la sua
sofferenza, è un profumo che gli ricorda casa. In un ritmo lento che
sembra seguire le lunghe traversie di un profugo per divenire più
sollecito nel finale rassicurante, si alternano suoni cupi e luminosi che
suggeriscono di volta in volta immagini tristi e tenere, tali da rivelare
grande comprensione e forte empatia. È sentirsi parte di un cuore che
abbraccia il mondo.


Raffaele Fiore - 2° Classificato


Davanti ai miei occhi

Io vivo dentro
un’armatura meccanica
da sempre,
ne comando i movimenti con la mente.
Non sono io.
Io sono chiuso dentro
seduto o supino o sospeso,
le membra inerti.
Da sempre.
Vedo attraverso uno schermo
Raffaele Fiore
davanti ai miei occhi.
Sento attraverso auricolari
nelle orecchie.
Ma io vedo e sento
anche se sono spenti.
Io vivo dentro un castello inespugnato
pieno di echi, risonanze e spettri
intatto da sempre.

Sentirsi vivi in un freddo involucro esteriore, in un meccanismo
da azionare, conferma una consapevolezza acquisita nel tempo: il
distacco tra la propria interiorità e l’aspetto esterno. Si ha l’impressione
di una forte chiusura, espressa anche dai versi brevi, incisivi e dalle
frequenti pause. La scelta delle parole e dei suoni produce immagini
di estraniazione e una sorta di disagio, che in chiusura sembrano
attenuarsi in una sensazione di sicurezza. Un cammino sorprendente
alla scoperta della propria identità.


Azzurra Simeoni - 3° Classificata

Riflesso di un uomo vero

Fece la Guerra venerando la Pace
diffuse l’Odio osannando l’Amore
Azzurra Simeoni
chiamò mostro il suo riflesso
cercò l’originale condannando il diverso.
Sulla distesa di papaveri rossi.
Giorno nasce gelido e senza
stelle Notte lo saluta triste.
Quando un Dì nuovo illuminerà la Terra
Notte ritroverà le sue stelle.
Egli avrà fatto la Pace cacciando la Guerra
avrà diffuso l’Amore esiliando l’Odio
avrà cercato l’originale trovando il nuovo
avrà guardato il suo riflesso
e l’avrà chiamato Uomo.

Qual è l’uomo vero? Colui che provoca la guerra, desiderando la pace,
che diffonde l’odio esaltando l’amore, senza riconoscere il Male in sé?
Corrono giorni in questi tempi che gelano al sorgere e intristiscono
di notte. La speranza è attendere un giorno nuovo che annulli le
contraddizioni dell’uomo, capace di riconoscere se stesso e la sua
provenienza: l’uomo vero che potrà diffondere l’amore. Immagini
suggestive e nitide in un crescendo di pathos che, con grazia, confluisce
nella chiusa per rispondere a un desiderio che tutti coltiviamo: la
pace.


Sezione B – Scuole superiori

Giuseppe Piccolo - 1° Classificato
 
Giuseppe Piccolo
Ventun grammi

Ricurvai il terrore della mancanza
nell’anonimo ottenebrarsi dei ricordi
che ripidi e scoscesi colarono a picco
sotto la mia ennesima, timida sincope.
Mirabile fui nello sbiadire
tra le intricate tautologie
dettate dai versi asincroni
e strazianti delle mie mute membra.
Lasciai che ogni origami
ridiventasse pagina
marmorea e caliginosa
come il torpido avvenire.
Attonito
con le pupille
ormai girate
l’oblio mi abbagliò.
Ventun grammi,
un fardello
troppo incandescente
per un uomo così tenue.

Il giovane poeta affresca sapientemente scorci inediti della realtà interiore.
Ricerca singolare e dalle forti implicazioni intellettuali la
sua, mai sterile esercizio sperimentale delle abilità linguistiche ma al
completo servizio di un talento che mostra di aver superato lo scoglio
dell’età adolescenziale.

Amore Lan

Ti cederei i miei follower
retwittando ogni tuo click
e aggiungerei una reazione
a tutte le tue localizzazioni.
Il mio snap sarebbe colmo
di hashtag ad effetto
screenshotterei ogni tua frase
per la mia storia di Instagram.
E ogni foto in cui ti vedi brutta
la photoshopperei con i filtri migliori,
così da eliminare tutti quei malware
che passano per il tuo sistema operativo.
Spenderei tutti i miei bitcoins
per abbellire il tuo avatar
e per unire i nostri account
passerei alla versione premium.
Ogni mia mail con rose virtuali
rimane soltanto pattume per un blog.
Lascio a te il mio ultimo like
e, con rammarico, stacco il mio Wi-Fi.

Ex aequo con “Ventun grammi”, dello stesso autore, la lirica di Giuseppe
Piccolo conferma il carattere di ordinaria eccellenza della sua
scrittura. Un amore senza banali ripiegamenti, descritto con i termini
di una postazione informatica. La metafora si fa slang mantenendo
l’equilibrio tra la musicalità e il senso.


Vittoria Amati - 2° classificata


Pancratium nero

Un’ampollosità di odori
affumicava i suoi occhi
aridi, tali erano i lidi
ch'egli solcò con disprezzo.
Alici su pani bruciati
nelle mani di nereidi
ammaliate dal sapore
di vivande e passioni,
erano ispide
per le loro labbra perlate.
Invidiava la villeggiatura,
Vittoria Amati
simbolo di vite placide
contornate da sprechi,
deboli pianti
che ricordavano la scampata fine.
Al presente era un ghiacciaio
sentimenti e movimenti fermi,
era curiosità dei figli
incubo abitudinario dei simili.
Si distese tra le rocce,
camaleonte oscuro,
a cercare Marte tra gli astri
per ardere con esso.
Poi un richiamo
le acque specchiavano una morbida donna
coperta di anthemis
l’amò cadendo in mare
come Narciso
morì per troppa bellezza.

Versi raffinati che si ispirano alla tradizione orfica, densi di suggestioni
sensoriali e richiami epici. Il profumo del “giglio di mare”
tinto stavolta di significati notturni, in bilico tra terra e mare, sta a
consacrare il Mito e la bellezza, talvolta tragica, dei sentimenti e dei
desideri.

Nicolò D’Ignazio

Nicolò D’Ignazio - 3° classificato

Omnia fert aetas

E l’icore velenosa
bagna i campi
dove nascono
i tulipani.
È il sangue del cielo,
del dio,
il mio.

In pochi, lapidari ed elegantissimi versi si intuisce una autentica vocazione umanistica e filosofica. 
Egli rivolge uno sguardo maturo all'eternità
del confronto dialettico tra Uomo e Divinità dove la natura,
nella sua manifestazione più ferina, riveste il ruolo privilegiato di intermediatrice.


giovedì 13 aprile 2017

Festival Internazionale Virgilio Terza edizione -Anteprima-

La terza edizione di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio è ormai vicina. Quasi cinquanta i poeti, saggisti e studiosi che parteciperanno. La rassegna, curata dall'associazione La Corte dei Poeti, si svolgerà dal 18 al 21 maggio prossimi.

Il comitato organizzatore di Mantova Poesia, in vista della kermesse di maggio, ha pensato di realizzare quattro “tappe di avvicinamento” che avranno lo scopo di illustrare la poetica di alcuni dei principali protagonisti del Festival. Tali appuntamenti saranno ospitati nella Sala delle Colonne della Biblioteca Baratta di Mantova, in corso Garibaldi 88. Tutti gli incontri, a ingresso libero, inizieranno alle ore 21 e prevedono relazioni tematiche e contributi video e audio relativi agli autori selezionati.
Giovedì 13 aprile si comincerà con la serata dedicata a conoscere la poesia di Franco Loi, autore che aprirà Mantova Poesia con una lettura prevista per il 18 maggio.
Giovedì 20 aprile sarà la volta della poesia di Elena Liliana Popescu e Beppe Costa. Giovedì 27 aprile si tratterà della poetica di Milo De Angelis, Il ciclo di incontri terminerà giovedì 4 maggio con la serata tesa a illustrare l'opera poetica e saggistica di Donatella Bisutti.
Franco Loi, foto: Dino Ignani

Protagonisti delle quattro serate saranno i poeti Paolo Aldrovandi e Antonella Lucchini, i saggisti Lucia Papaleo ed Enrico Ratti, nonché il direttore artistico di Mantova Poesia Stefano Iori.
Il programma completo di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio sarà presto pubblicato

Per ulteriori informazioni: segui la pagina facebook

lunedì 10 aprile 2017

Premio Nazionale di Poesia Masio Lauretti, seconda edizione

Vincitori Premio Nazionale 

di Poesia Masio Lauretti  

Seconda edizione

Organizzato dall'Associazione culturale Pellicano

con il Patrocinio del Comune di Aprilia (LT) e del Consiglio Regionale del Lazio


ISBN 9788899615338 - pag 100, € 10,00



Sono centinaia le poesie che hanno partecipato al Premio Nazionale di Poesia Masio Lauretti! 
Per leggere tutti i nomi di vincitori e selezionati presenti nell'antologia e per altre informazioni
clicca QUI 

DOMENICA 7 MAGGIO alle ore 10:30 presso la Sala Manzù

della Biblioteca Comunale di Aprilia (Latina)
via Guglielmo Marconi




















domenica 9 aprile 2017

Noe Gitano, Normalmente faccio altro, Pellicano, 2017

ISBN 9788899615284, pag. 124, € 10.00, ill.
Uscito meno di un mese fa, il libro di Alessandro Galli (Associazione culturale Pellicano) è già in ristampa e la prossima settimana avrà anche il battesimo del pubblico, dato l'argomento conviviale che propone, in un ristorante di Roma La Lanterna , presentato da Doriana Figliolini che, per affetto e complicità, verrà appositamente da Soronno (VA),
Anche in questo caso, come quasi sempre è accaduto, la scelta di proporre all'autore la pubblicazione è arrivata dopo aver letto alcuni stralci che, probabilmente affidava solo alle pagine di facebook. 
Sentivo in questi brani, oltre a un'ottima capacità di scrittura, una forte musicalità -malgrado il linguaggio spesso composto di poche parole- che avvicinavano le storie di Noe, alla mia e a quelle già narrate in romanzi che avevo scritto negli anni '80.
Visto che sono sempre stato io a scegliermi la gran parte degli autori pubblicati nei 40 anni di attività non potevo, e non volevo, negarmi ancora una volta tale possibilità essendo un testo ideale per la collana inediti rari e diversi della nostra associazione. Per averlo scrivi alla nostra Associazione

Il libro è arricchito da un'ottima introduzione di Leonardo Omar Onida


Così Stefania Battistella presenta il volume:
Un libro per capire -se ancora non lo abbiamo fatto- che tutti Noi siamo un po’ Noe.

Lo siamo quando, come dice lui stesso, lasciamo in giro le chiavi dei nostri diari segreti, o quando ci mettiamo in volto una faccia massacrata per farci chiedere come stiamo.Una delle cose da non dimenticare mai: siamo esseri emotivi; ciò vuol dire che siamo esseri che hanno un rapporto con l’emozione, devono averlo; quando quest’ultimo è positivo, siamo sereni come l’acqua e il suo mulino. Quando invece questo rapporto è cattivo diventiamo esseri incompiuti. L’unico antidoto al male dell’incompiutezza è quella “cosa” che viene ripetuta 28 volte dentro questo libro: l’amore.
La parola “bottiglia” viene ripetuta 31 volte, ma questa è un’altra storia.
Altra cosa da non dimenticare mai: la cura; aver cura di rispettarsi, aver cura di se stessi, trovare qualcuno o qualcosa di cui aver cura. Come spiega il curatore, appunto, di questo libro, tutto trova il suo giusto inizio, se viene fatto con cura.
E a quel punto suona il campanello.

Un estratto:
Tom è uno che continua ad amare. Uno che la paura la nasconde diversamente da me. Io mi ritraggo e lui dissipa. Io inaridisco e lui si prosciuga. Diversi modi di affrontare il percorso difficile fino al diventar stronzi. Ma ci applichiamo con successo entrambi, sia chiaro.
Thomas ama. Ama troppo, che sarebbe come dire che ama nulla ma lui non vuole sentirsele dire certe cose. Ha una moglie, un’amante, una segretaria. Ovviamente si scopa anche quella. Ma ogni volta che ottiene la parvenza di una serenità posticcia lui
si dedica ad altro.
E soprattutto ad altre.
THOMAS - Hai presente quella che...
NOE - Sì. Ho presente. Le ho presenti tutte e tre, in effetti.
THOMAS - Ma no! Intendo quella… Quella che non vedo più da un po’.
NOE - Il che fa di lei la migliore, suppongo.
THOMAS - Comunque... Mi sono accorto che frequenta un tipo.
NOE - Che sicuramente è meglio di te, che è più responsabile, più alto, più simpatico, si lava più spesso e la protegge meglio.
una immagine dal libro
THOMAS - Lo conosci?
NOE - No. Ma tanto è sempre così. Se tu sei quello che viene lasciato sicuramente l’altro è meglio. Anche se sicuramente non è vero nemmeno per un cazzo.
THOMAS - Comunque non è questo il problema. L’ho incontrata per caso e le ho fatto notare che dopo qualche mese già sta con un altro. E lei...
NOE - ...e lei ti ha detto che non stanno insieme, che è una cosa così, ed ha sminuito.
THOMAS - Precisamente!
NOE - Ma tu vedi bene che non è così.
THOMAS - Sì!
NOE - E mi vuoi chiedere perché lo faccia.
THOMAS - Chiaramente!
NOE - È la domanda sbagliata. È altrove, Tom. Lei è altro. Il problema è il tuo che ti poni domande.
THOMAS - Dovrei smettere di spiarla, dici?
NOE - Probabile.
THOMAS - Però è difficile.
NOE - Anche le equazioni algebriche di terzo grado lo sono.
THOMAS - Le sai fare?
NOE - No. Nemmeno quello.
THOMAS - Non sono mai stato un genio in matematica
NOE - Non vedo il motivo di scendere nel dettaglio. Anche nel resto non hai mai brillato. Fai l’avvocato!
THOMAS - Cazzo però!
NOE - Non puoi arrabbiarti, sei tu che ti sei laureato in legge.
THOMAS - Parlo di lei. Sono sicuro si sia innamorata.
NOE - Di quello con cui non sta insieme?
THOMAS - Eh…
NOE - Pensa che culo che hai. Con te stava insieme.
THOMAS - Stava con me…
NOE - E tu?
THOMAS - Io?
NOE - Tu.
THOMAS - Io non lo so.
NOE - Lo so che non lo sai. Si è sempre presi così tanto a fare a gara con gli altri che ci si dimentica spesso di indagare su quello che, poi, vogliamo davvero.
A volte mi domando 
una immagine dal libro
Alessandro Galli, romano e scrittore - nell'ordine - si occupa principalmente di teatro.
Da oltre dieci anni porta avanti la sua Compagnia in qualità di autore, regista e, talvolta, attore. Collabora con varie associazioni sul territorio italiano, producendo ed allestendo commedie, monologhi, attività laboratoriali, formazione aziendale ed eventi culturali. Negli anni ‘90 fa coppia autorale con Glauco Nespeca, chitarrista e cantautore, con il quale compone oltre 400 canzoni, alcune delle quali partecipano a manifestazioni come Sanremo Giovani e il Festival di Napoli oltre a comparire in quattro CD del musicista suddetto. Se rinascesse, probabilmente sarebbe un urside. Ma con meno capelli. Dice di sé: ditelo voi.
E non riesce mai a scrivere una biografia completa.


giovedì 2 marzo 2017

Marco Cinque, Parola nuda, Pellicano, 2017

ISBN 978-88-99615-30-7, pag. 122, € 10.00
Appena pubblicato il nuovo libro di  Marco Cinque, Parola nuda nella collana Inediti rari e diversi, a cura di Beppe Costa e Igor Costanzo
puoi i acquistare il libro su tutte le librerie online, o richiedendolo a l tuo librario oppure scrivendo

Parola nuda non è una semplice antologia di bei versi. La sua bellezza non conosce l’estetica stagnante della mera contemplazione, si tratta piuttosto di un viaggio di ricerca verso il nucleo stesso
dell’essere umano. Se è vero che l’uomo è animale politico e sociale, se la comunicazione articolata è tratto distintivo della nostra specie, la ricerca della parola nella sua essenza è, allora, nel progetto poetico di Marco Cinque, ricerca di ciò che resta - oggi - dell’umanità. Da sempre sensibile ai problemi politici, sociali, ambientali dei nostri anni, l’autore abbandona adesso i tratti specifici della protesta e abbraccia un canto che si fa protesta universale, perché ogni decadenza ed ogni crisi vengono, in questa raccolta, a identificarsi con una sola, archetipica, caduta, che coincide con l’uso perverso del linguaggio.[...] Olga Campofreda

[...]Vi è in fondo, nella poesia di Marco Cinque, proprio tutta l’urgenza di svelare il suo più profondo pensiero, l’urgenza di nascere nella nostra mente, di scorrere nelle nostre vene, di farci palpitare l’animo, di innestarsi nel nostro cuore per deflagrarvi con tutta forza
il suo messaggio.
La sua è una parola essenziale, ma tagliente. È una parola pura, ma che lascia un segno. È una parola lieve, ma che erompe con la forza del suo impegno, senza orpelli o accessori, rivestita solo di se stessa. È così che ci incanta, è così che emana tutta la prorompente forza del suo messaggio e la nuda bellezza che la permea. Alessandra Bava

[...] Il poeta, instancabile sommozzatore, scende fino al cuore del logos, dal quale ogni volta la Parola rinasce a noi nella sua primitiva purezza e, in quella inaspettata meraviglia, ci risveglia alla vita e al futuro che ci spetta e ci attende. E nell'essenza più profonda della Parola, nella sua intatta radice primordiale, l’uomo che è nel poeta ritrova il dono del silenzio, lo spaziotempo necessario al muto pulsare dello Spirito, alla meditazione, all'ascolto silente del proprio Sé come anima del mondo.
È fondamentale ricordare qui che Marco è uomo e artista d’indubbio valore, il cui fraterno impegno verso gli altri, i perseguitati, gli emarginati, gli ultimi, ha una concretezza, una lucidità, una costanza che si fa - per ognuno di noi - esempio da seguire, solidarietà da condividere, amore da donare. [...] Antonino Caponnetto

Congedo provvisorio

Piegato
sopra un respiro elettrico
nel delirante parlarmi addosso
pateticamente muto al mondo
con sterili tentativi di complessità
naufragati nel trionfo del non dire.
Ecco servito il pacco
in arcaiche confezioni postmoderne
a sorprendermi consenziente
nel giro labirintico
di spacciatori di solitudini
in crisi d’astinenza speculare.
Un trascinarmi malato
catturato nella vana cura
di lingue autarchiche incomprensibili
sommergibili di un nulla siderale
che mai fu tale lo sperpero di versi.
Intrappolato marcio
da invisibili burattinai
recente incontro da Pellicvanolibri con gli studenti
che guidano la mano al vuoto
la testa al culo dell’oblio
illudendomi alla serietà del gioco
tra fili impietosamente ingarbugliati
dove ogni idea di movimento corrisponde
ad un’apologia di confusione.
Ora so che mai sovverrà
un senso o un nesso al dunque
che la nudità fu insopportabile dolore
(vero mascherina?)
perciò chiuderò la porta con un click
su questo sinistro d’ossa rotte
che di flettere la colonna inutilmente
abusai non poco.

Versi scorretti

Ho scritto versi scorretti
luridi rabbiosi maledetti
sui muri di un cesso pubblico

come se una vita di merda
potesse redimersi con parole
sputate in una latrina d’autogrill

come se l’angelo
sterminatore di se stesso
potesse ingoiare il mondo
per vomitarlo migliore.

Quelle luci, abbacinanti di neon
tremano nell'eco d’angosce incurabili
Giornata della memoria alle elementari di Campoleone
nelle squallide miserie sorseggiate
a puntate, che nemmeno un’intera
scatola di toglimilansia riuscirebbe
ad addormentare un dolore così incarnito
profondo come un incubo realizzato.

Ah, se potessi mentire a questo rettangolo
bianco come la più cinica insostenibile verità
se potessi convincerlo a non prendersi
gioco di me e la mia penna imbonitrice
potesse condurlo verso i più oscuri tranelli
sino a renderlo docile, servile come un leccapiedi

allora gli direi: tu, foglio
puliscimi il culo, te lo ordino!
e spedisciti con questa firma
a tutti i coglioni del mondo

che si leggano
finalmente
una poesia.

Il lavoro del poeta
Ho chiesto a un poeta
che moriva di fame

e faceva la rivoluzione
ogni giorno la rivoluzione
per vincere la sua fame.
Gli ho chiesto a che prezzo
quale fosse il suo lavoro.

Sorridendo m’ha mostrato
scarpe rotte, buchi nelle tasche
i canyon profondi delle costole
gli accapo storti della sua dentiera.

Forse non ho mai letto
una poesia più vera.

alcuni'strumenti di Marco per comunicare
Marco Cinque scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli. Partecipa ad album musicali, festival internazionali di poesia, mostre pittoriche e fotografiche. Attraverso i linguaggi dell’arte veicola tematiche sociali e ambientali, privilegiando nei suoi progetti multimediali le carceri, le periferie, le scuole di ogni ordine e grado. Nel ‘94 ha promosso la campagna nazionale Adotta un condannato: adozioni epistolari di prigionieri detenuti nei bracci della morte statunitensi. Ha pubblicato circa 30 libri ed è stato tradotto in inglese, spagnolo e tedesco. Di recente per la poesia ha pubblicato Muri e mari, (Seam): un lavoro poetico sull'immigrazione dedicato alla tragedia di Lampedusa e rEsistiAmo (Pellicano). Da poco pubblicata negli Stati Uniti una sua raccolta antologica bilingue dal titolo At The Top Of My Voice, curata da Jack Hirschman per Marimbo Press di San Francisco.
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