martedì 16 gennaio 2018

Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio, IV EDIZIONE

Con il patrocinio di Comune e Provincia di Mantova

Scadenza 10 febbraio 2018


L’associazione La Corte dei Poeti, in collaborazione con Cooperativa Sociale Società Dolce, associazione Giuseppe Acerbi e Gilgamesh Edizioni, bandisce la quarta edizione del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio (2018). Col patrocinio del Comune e della Provincia di Mantova.
REGOLAMENTO
Il Premio si articola in due sezioni:
Sezione Vita di scienza e d’arte, aperta a tutti (purché maggiorenni). Si concorre con un massimo di 3 componimenti a tema libero in lingua italiana.
Per questa sezione è richiesto un contributo di iscrizione di 10 euro da versare con bonifico intestato ad Associazione di promozione sociale La Corte dei Poeti – BANCA POPOLARE DI SONDRIO – MANTOVA AG. 1 – Codice IBAN IT 86 I 05696 11501 000004416X14 – riportando nella causale la dizione “Contributo partecipazione Premio Terra di Virgilio – erogazione liberale”.
La ricevuta del versamento dovrà essere inviata assieme ai testi in concorso in unica email.
Sezione L’ozio degli attivi, riservata a persone ospitate in strutture protette. Si concorre con un massimo di 3 componimenti a tema libero in lingua italiana.
La poesia del disagio, altrimenti definita “poesia dell’anima”, completa il quadro voluto dagli organizzatori dando spazio all’espressione lirica di persone che praticano la poesia come elemento di riscatto, di autocura e di reinserimento sociale.
Per i concorrenti della sezione L’ozio degli attivi la partecipazione è gratuita.
COME PARTECIPARE
Le poesie dovranno essere inviate in formato elettronico, in un unico file al seguente indirizzo email:
premio@poesiaterradivirgilio.it
scrivendo nell’oggetto: Premio Terra di Virgilio sezione Vita di scienza e d’arte oppure Premio Terra di Virgilio sezione L’ozio degli attivi.
I componimenti dovranno essere rigorosamente inediti (non pubblicati da case editrici) e non dovranno superare le 24 righe/versi.
I concorrenti della sezione Vita di scienza e d’arte dovranno riportare nel corpo del medesimo file contenente le poesie in concorso, un curriculum bio-biobibliografico di massimo 360 battute spazi compresi e, obbligatoriamente, i dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza, indirizzo email).
I partecipanti alla sezione L’ozio degli attivi dovranno riportare, sempre nel corpo del medesimo file contenente le poesie in concorso, i propri dati in conformità a norme e regolamenti adottati dalle strutture ospitanti.
Sarà cura delle segreteria trasmettere alle giurie i componimenti in forma anonima per una valutazione assolutamente imparziale.
Verranno escluse le opere che non rispetteranno i requisiti indicati.
SCADENZA

L’invio delle opere potrà essere effettuato entro 
e non oltre il 10 febbraio 2018.

GIURIE
Sezione Vita di scienza e d’arte:
Beppe Costa – poeta ed editore – Presidente
Stefano Iori – poeta, scrittore, giornalista professionista
Rosa Pierno – poetessa e critica della poesia
Enrico Ratti – scrittore e saggista
Maurizio Rizzini – membro della giuria scientifica del Premio Giuseppe Acerbi
Sezione L’ozio degli attivi:
Carla Villagrossi – formatrice, counselor, esperta di arti terapie – Presidente
Antonella Fretta – insegnante, promotrice letteraria
Marco Molinari – dirigente socio-sanitario, poeta
Giovanni Nolfe – psichiatra e psicoterapeuta, poeta
Lucia Papaleo – assistente sociale, critica della poesia
PREMIAZIONE E PUBBLICAZIONE ANTOLOGIA DEL PREMIO
La premiazione si svolgerà a Mantova nel mese di maggio 2018 nell’ambito della quarta edizione di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio.
Sul sito www.poesiaterradivirgilio.it e sulla pagina Facebook – Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio – saranno pubblicati per tempo la data esatta e il luogo della cerimonia, nonché i nomi dei selezionati.
La graduatoria finale sarà comunicata pubblicamente al momento della premiazione. Vincitori, segnalati e coloro che saranno eventualmente meritevoli di menzione speciale riceveranno avviso personalizzato via email.
PREMI
Il primo classificato di ciascuna delle due sezioni riceverà un trofeo artistico personalizzato, un diploma di merito e una copia dell’antologia.
Secondi e terzi classificati di ciascuna delle due sezioni riceveranno una targa personalizzata, un diploma di merito e una copia dell’antologia.
Per gli autori selezionati o menzionati di ciascuna delle due sezioni sono previsti un diploma di merito e una copia dell’antologia.
Vincitori, menzionati e selezionati di ciascuna delle due sezioni saranno invitati a partecipare alla cerimonia di premiazione e a ritirare in quell’occasione i volumi e i premi personalmente. È altresì possibile designare un delegato il cui nome deve essere indicato alla segreteria del Premio tramite email all’indirizzo segreteria@poesiaterradivirgilio.it.
I testi dei vincitori, dei segnalati e di coloro che ricevessero riconoscimenti speciali verranno inclusi
in un volume edito da Gilgamesh Edizioni (Antologia – Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio – IV edizione) che provvederà alla regolare distribuzione editoriale (il libro sarà dotato di codice ISBN). La raccolta poetica, suddivisa nelle due distinte sezioni, sarà introdotta da riflessioni critiche. Il volume verrà presentato e promosso sul sito www.poesiaterradivirgilio.it e avrà ampia diffusione; sarà inviato a quotidiani, riviste, critici, biblioteche e siti Web.
PRIVACY
I dati personali dei concorrenti saranno tutelati a norma della legge 675/96 sulla privacy e successive modifiche – D.L. 196/2003. Gli organizzatori non assumono alcuna responsabilità per eventuali plagi, dati non veritieri o qualunque altro atto non conforme alla legge compiuto dagli autori. I diritti delle opere pubblicate rimarranno agli autori. La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento e il consenso al trattamento dei dati forniti.
Un Premio che mira all’inclusione
Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Un Premio unico perché aperto, in due apposite sezioni, Vita di scienza e d’arteL’Ozio degli attivi, alla poesia di autori noti o esordienti così come a quella di persone ospiti di strutture protette che praticano la poesia come occasione di riscatto, come pratica di autocura e di reinserimento sociale.
Da sottolineare la composizione delle due giurie derivante dalle specificità artistiche e professionali dei giurati stessi
Sezione Vita di scienza e d’arte:
Presidente: Beppe Costa – poeta ed editore; Stefano Iori – poeta, scrittore, giornalista professionista; Rosa Pierno – poetessa e critica della poesia; Enrico Ratti – scrittore, poeta e saggista; Maurizio Rizzini – sociologo, membro della giuria scientifica del Premio Giuseppe Acerbi
Sezione L’ozio degli attivi:
Presidente: Carla Villagrossi – formatrice, counselor, esperta di arti terapie; Antonella Fretta – insegnante, promotrice letteraria; Marco Molinari – dirigente socio-sanitario, poeta; Giovanni Nolfe – psichiatra e psicoterapeuta, poeta; Lucia Papaleo – assistente sociale, critica della poesia
L’abbinamento proposto dal bando del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio, giunto alla sua quarta edizione, ha un senso preciso: creare un incontro e nel contempo un confronto.
Sono i luoghi che definiscono le due diverse sezioni, l’appartenenza a una diversità abitativa. Gli spazi non sono comuni, cambiano le geografie che mutano la storia personale. Sono luoghi reali, sacri o profani, protetti o aperti, privi di difesa o tutelati. Attraverso la parola poetica si scoprono i contro-spazi che possono unificare anziché separare. Sono ambienti poetici che muovono forze non consuete, in grado di trattenerci con il corpo e con il pensiero.
Gli spazi del linguaggio implicano, nell’atto della scrittura, la compresenza: un incontro di forze differenti, a volte opposte e contrastanti, che conducono però, univocamente, alla liberazione.
Nel luogo della creatività, si crea uno spazio vuoto (e assolutamente senza vincoli) nel quale si formula il linguaggio del singolo autore in grado di creare un mormorio incessante, la voce indistinta, la parola che non è definizione, ma la sua rarefazione, la sua eterna ombra, la sua eterna luce. La sua aurora.
Cosa è la poesia? Un impegno artistico e intellettuale che proietta l’autore oltre sé: oltre il già scritto come oltre le sbarre di un penitenziario. Fuori dalla logica comune del dire e fuori dal tempo, oltre i confini duri di una struttura protetta, pur previsti per legge, dove i fantasmi del sé dominano la scena. Un grande viaggio che i poeti hanno sempre intrapreso con umiltà, senso di verità, riflessione, introspezione, studio, fantasia, creatività. Gli strumenti della poesia sono questi. Gli stessi che tutti coloro che scrivono versi declinano secondo le proprie singole capacità. Con preparazioni differenti, certo, e con opportunità di accrescimento culturale nemmeno paragonabili se pensiamo alla differenza tra un poeta “libero” e un poeta ricoverato in una struttura protetta.
Circa l’incontro e il confronto è bene dire che, come nelle passate edizioni, sarà pubblicata un’antologia delle opere segnalate, menzionate o vincitrici di entrambe le sezioni. Il volume verrà pubblicato da Gilgamesh Edizioni (Antologia – Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio – IV edizione) che provvederà alla regolare distribuzione editoriale. Il libro sarà dotato di codice ISBN. La raccolta, suddivisa nelle due distinte sezioni, sarà introdotta da riflessioni critiche dei giurati e di esperti dei rispettivi ambiti culturali.
Le aspirazioni del Premio corrispondono ad una precisa ricerca.
Come non chiedersi, infatti, se esistano elementi comuni tra poeti “liberi” e poeti “protetti”? Come non domandarsi quali siano le eventuali essenze radicali che muovono le corde di entrambi? E poi, quanto vale la mente e quanto contano l’anima e il cuore? Quanto la sapienza e quanto l’ardore?
I miti legati alle tenebre e al caos si contrappongono alle divinità della luce. Dall’ombra emergono forme simboliche potenti, metafore inquietanti che ridestano la coscienza, che danno luce a un mondo che altrimenti sarebbe indecifrabile. La poesia attraversa le ombre, emerge dalle tenebre, sorge, si innalza per rendere leggibile ciò che potrebbe restare ignoto. Un innalzamento al sublime, un passaggio di stato che anela alla elevazione spirituale o viceversa al salto nel perturbante, nelle utopie, nelle emozioni, nelle sofferenze. Il rapporto ombra e luce accompagna il cammino dei poeti, sviluppa la pulsione narrativa, provoca il sorgere e la messa in scena della parola.
Per cercare di approfondire tali tematiche è stato programmato per sabato 12 maggio 2018 il convegno “La luminosa ombra della poesia” cui interverranno Stefano Ferrari, docente di Psicologia dell’arte e della scrittura presso il DAMS di Bologna; Silvana Ceruti, responsabile del laboratorio di poesia presso il carcere di Opera a Milano; Umberta Bellati, psicologa e psicoterapeuta junghiana; Flavio Ermini, studioso della poesia e direttore della rivista Anterem. Il tavolo dei relatori sarà coordinato da Carla Villagrossi, formatrice ed esperta di arti terapie.
Nel convegno saranno quindi esplorati gli ambiti della “poesia libera” e di quella scritta da persone con disabilità o recluse e saranno avanzate ipotesi sulle possibili relazioni tra queste due poetiche, pur diverse per origine, provenienza e valenza. Tali tematiche sono in evidente relazione con lo spirito e i contenuti del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio.
L’INVIO DELLE OPERE POTRÀ ESSERE EFFETTUATO 
ENTRO E NON OLTRE IL 10 FEBBRAIO 2018
La cerimonia della premiazione avrò luogo a Mantova, presso la Loggia del Grano, sabato 12 maggio 2018, nell’ambito del programma di Mantova Poesia – Festival Internazionale Virgilio – Quarta edizione.
Per ulteriori chiarimenti o richieste:
segreteria@poesiaterradivirgilio.it
www.poesiaterradivirgilio.it

Presentazione pubblica del bando del IV Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio

Parteciperà Alessandro Quasimodo, figlio del grande Salvatore, premio Nobel nel 1959
Mercoledì 4 ottobre 2017 – Biblioteca Baratta – Corso Garibaldi 88 – Mantova
L’associazione La Corte dei Poeti presenterà pubblicamente mercoledì 4 ottobre il bando della quarta edizione del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. L’incontro si svolgerà nella Sala delle Colonne della Biblioteca Baratta di Mantova con inizio alle ore 18. Parteciperà, con alcune letture, Alessandro Quasimodo, figlio del grande Salvatore, premio Nobel per la letteratura nel 1959. La particolarità del Premio Terra di Virgilio è quella di avere due distinte sezioni: una rivolta ad autori affermati o aspiranti poeti e un’altra dedicata alle opere di persone ospitate in strutture protette, come carceri, ex manicomi o case di riposo. La poesia del disagio, altrimenti definita “poesia dell’anima”, completa il quadro voluto dagli organizzatori dando spazio all’espressione lirica di persone che praticano la poesia come elemento di riscatto, di autocura e di reinserimento sociale. Il bando del Premio rimarrà aperto fino al 10 febbraio del prossimo anno, mentre la premiazione è prevista per la seconda settimana di maggio nel contesto della quarta edizione del Festival Mantova Poesia. L’incontro è a ingresso gratuito.


PER CONTATTI E INFORMAZIONI

Segreteria Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio: segreteria@poesiaterradivirgilio.it

LA CORTE DEI POETI – ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
Sede legale: Via C. Roda n. 87 – 46010 Montanara di Curtatone (MN)
(Si prega di non inviare lettere all’indirizzo sopra riportato
poiché trattasi unicamente della sede legale dell’Associazione)
Associazioni partner:
Associazione Giuseppe Acerbi (Castel Goffredo, MN),
Associazione per i monumenti domenicani (Mantova),
In collaborazione con Gilgamesh Edizioni
e Cooperativa Sociale Società Dolce
Comuni coinvolti: Mantova e Sirmione

venerdì 12 gennaio 2018

Si conta e si racconta: da Basile a Calvino, di Franca Palmieri

Era na vota na femmena prena chiammata Pascadozia, la quale, affacciatose a na fenestra che sboccava a nogiardino de n’orca, vedde no bello quatro de petrosino, de lo quale le venne tanto golio che se senteva ashievolire: tanto che, non potenno resistere, abistato quanno scette l’orca, ne cogliette na vrancata. Ma, tornata l’orca a la casa e volenno fare la sauza, s’addonaie ca ’nc’era menata la fauce e disse: «Me se pozza scatenare lo cuollo si ’nce ’matto sto maneco d’ancino e non ne lo faccio pentire, azzò se ’mpara ogne uno a magnare a lo tagliero suio e no scocchiariare pe le pigniate d’autre». Ma continovanno la povera prena a rescendere all’uorto, ’nce fu na matina ’mattuta da l’orca, la quale, tutta arraggiata e ’nfelata, le disse: «Aggiotence ’ncappata, latra mariola! e che ne paghe lo pesone de sto uorto, che viene co tanta poca descrezzione a zeppoliare l’erve meie? affé, ca non te mannarraggio a Romma pe penetenzia!». Pascadozia negrecata commenzaie a scusarese, decenno ca no pe cannarizia o lopa c’avesse ’n cuorpo l’aveva cecato lo diascance a fare st’arrore, ma ped essere prena e dubetava che la facce de la criatura non nascesse semmenata de petrosine; anze deveva averele grazia che no l’avesse mannato quarche agliarulo. «Parole vo’ la zita!» respose l’orca, «non me ’nce pische co sse chiacchiare! tu hai scomputo lo staglio de la vita si non prommiette de dareme la criatura che farrai, o mascolo o femmena che se sia».

Petrosinella. Trattenemiento Primmo de la Iornata seconna

da Lo cunto de li cunti «Il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di
fiabe popolari» Benedetto Croce

Nel 1697-98, due scrittrici Mademoiselle de la Force e Chaterine D’Alnoy avevano scritto fiabe simili a quella di Basile: Persinette, pubblicata nella raccolta Les Contes des Contes e La chatte blanche in Contes nouveaux ou les fées à la mode.
I Fratelli Grimm, scrissero molto tempo dopo Raperonzolo col titolo originale Rapunzel in Fiabe (Kinder- und Hausmärchen, 1812-1822). 
Oh Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli

che per salir mi servirò di quelli.

C'era una volta un uomo e una donna che da molto tempo desideravano invano un bimbo. Finalmente la donna scoprì di essere in attesa. Sul retro della loro casa c'era una finestrella dalla quale si poteva vedere nel giardino di una maga, pieno di fiori ed erbaggi di ogni specie. Nessuno, tuttavia, osava entrarvi. Un giorno la donna stava alla finestra e, guardando il giardino vide dei meravigliosi raperonzoli in un'aiuola. Subito ebbe voglia di mangiarne e, siccome sapeva di non poterli avere, divenne magra e smunta a tal punto che il marito se ne accorse e, spaventato, gliene domandò la ragione.
Raperonzolo divenne la più bella bambina del mondo, ma non appena compì dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre alta alta che non aveva scala n‚ porta, ma solo una minuscola finestrella in alto. Quando la maga voleva salirvi, da sotto chiamava:

Un’altra  fiaba di origini tedesche, è Puddocky e inizia con una fanciulla che cade nelle grinfie di una strega per aver chiesto alla madre di sottrarle del cibo.

In una fiaba italiana invece a rubare il cibo è Prunella, una fanciulla, che viene per questo catturata da una strega (trascritta in inglese nel 1900).

Nella raccolta Fiabe Italiane (1956) di Italo Calvino, si racconta una fiaba similare a quella di Raperonzolo, intitolata Il Principe Canarino, in cui una principessa viene imprigionata in una torre a causa della gelosia della matrigna e Prezzemolina, una fiaba fiorentina, scritta in precedenza da Vittorio Imbriani e trascritta da Isaia Fiorentini in Fiabe mantovane (1879)

C'era una volta marito e moglie, la cui finestra dava sull'orto delle fate. Questa donna era incinta. Un bel giorno s'affacciò alla finestra, e vide un prato di prezzemolo, il più bello! Attese di vedere andar via le fate, poi prese la scala di seta e si calò giù; si mise a mangiare il prezzemolo a tutto spiano. Mangia, mangia, finché poi risalì la scala, chiuse la finestra e via! Ogni giorno faceva così. Un giorno, le fate passeggiavano in giardino: "E dimmi" disse la più bella, "non ti pare che manchi del prezzemolo?" Le altre risposero: "E ne manca anche tanto! Sai cosa faremo? Usciremo tutte fuori, e una di noi rimarrà nascosta; perché qui c'è qualcuno che viene a mangiare."

Prezzemolina da «La Novellaja Fiorentina», 1877 di Vittorio Imbriani

C'era una volta marito e moglie che stavano in una bella casina. E questa casina aveva una finestra che dava sull'orto delle fate. La donna aspettava un bambino, e aveva voglia di prezzemolo. S'affaccia alla finestra e nell'orto delle fate vede tutto un prato di prezzemolo. Aspetta che le fate siano uscite, prende una scala di seta e cala nell'orto. Fatta una bella scorpacciata di prezzemolo, risale per la scala di seta e chiude la finestra. L'indomani, lo stesso. Mangia oggi, mangia domani, le fate, passeggiando nel giardino, cominciarono ad accorgersi che il prezzemolo era quasi tutto andato. "Sapete cosa facciamo?" disse una delle fate. "Fingiamo d'essere uscite tutte, e una di noi invece resterà nascosta. Così vedremo chi viene a rubare il prezzemolo

 Prezzemolina da «Fiabe Italiane» di Italo Calvino 1956

Una fiaba che narra una storia affine a quella di Raperonzolo è siciliana: Bianca-comu-nivi, Rossa comu focu ed è stata raccolta da Giuseppe Pitré (1875).


Bianca-comu-nivi-russa-comu-focu, 
calami li trizzi quantu acchianu!

Cc'era 'na vota un Re e 'na Riggina; stu Re e sta Riggina ancora 'un avianu un figghiu, e sempri face-vanu vutu p'avillu, e prumisiru ca si cci nascía un figghiu o puru 'na figghia, facianu pi sett'anni dui funtani: una chi mannava vinu, e 'n'àutra ogghiu. Ddoppu stu vutu si 'ngravitau la Riggina e fici un beddu figghiu masculu. Comu nasci stu picciriddu, a manu a manu fannu fari sti du' funtani, e li genti tutti javanu a pigghiari ogghiu e vinu. A lu capu di sett'anni misiru a siccari sti funtani. 'Na Mamma-dràa vulènnusi cògghiri li stizzi chi ancora pirculavanu , cci iju cu 'na sponsa e 'na quartaredda. Assuppava e sprimía, assuppava e sprimía . Ddoppu aviri stintatu tantu a jinchiri sta quartaredda, lu figghiu di lu Re, lu picciriddu, chi stava jucannu a li bocci, pigghia 'na boccia, e pi cra-pìcciu cci la tira 'nta la quartaredda, e cci rumpiu la quartaredda. Comu la vecchia vitti accussì, cci dissi: - «Senti: nun ti pozzu fari nenti, cà si' figghiu di Re; ma ti mannu 'na gastima: chi nun ti pozzi maritari fi-na chi nun trovi a Bianca-comu-nivi-russa-comu-focu!»

In una fiaba greca invece si narra di un eroe che insieme all'eroina fugge dalla strega, la quale però opera su di loro un maleficioed è Anthousa, Xanthousa, Chrisomalousa (Georgios A. Megas 1893-1976).

Infine in un’altra fiaba napoletana Filogranato, racconta la storia di una bambina che si nutre soltanto di uva. La piccola viene presa – in cambio della libertà della madre – dalla padrona della vigna nella quale la povera donna ha rubato i frutti per nutrire la figlia. La bambina è chiamata Filogranato e rinchiusa in una torre in cui la vecchia è solita portarle da mangiare:

Filogranato, Filogranato, quelle trecce dorate mandale giù che voglio salire, 
è arrivata la tua comare, è venuta a visitarti.

Tutte le fiabe citate sono elaborazioni di Petrosinella di Giovan Battista Basile,  poiché raccontano quasi tutte storie di madri in attesa che, per soddisfare delle voglie, sono costrette a dare le loro creature in cambio. Queste vengono rinchiuse in torri isolate, ma di loro s’innamorano dei principi vedendole alle finestre. Insieme riescono a organizzare fughe per rendersi indipendenti, attraverso varie peripezie.
Con alcune varianti tra le quali il cibo di cui si avverte il desiderio, le antagoniste, le prove da superare, questi racconti popolari, divenuti fiabe, hanno attraversato i secoli e sono stati raccontati oralmente da nonni e genitori, prima che li leggessimo sui libri. Pur essendo antichi restano attuali. Oggi le donne incinte hanno ancora “voglie” improvvise e ne cercano soddisfazione, pur sapendo che le loro creature non avranno un segno indelebile sul corpo. Naturalmente questi non costituiscono più i motivi per dare via i propri figli, ma ce ne sono altri, quali l’impossibilità di crescerli da sole o l’estrema povertà. L’isolamento dell'adolescente avviene tuttora per inadeguatezza, per costrizione o per protezione ed è sempre presente il desiderio di autonomia e libertà che fa emergere il coraggio di affrontare qualsiasi ostacolo, attivando risorse personali.
Adulti, bambini e adolescenti hanno ascoltato affascinati queste fiabe, traendone conforto e sicurezza per le situazioni che vivevano nelle diverse età, anche da azioni apparentemente negative, quali la reclusione. Lo psicanalista svizzero Bettelheim ha portato l’esempio di un bimbo di cinque anni cui questa storia della ragazza rinchiusa, in assenza della nonna ospedalizzata, ha trasmesso un senso di protezione e fiducia che, in caso di necessità, avrebbe trovato nel suo corpo i mezzi per salvarsi, come Rapunzel con le sue trecce.
Ciò può dimostrare come una fiaba, raccontando in modo immaginoso e indiretto problemi umani esistenziali, può suggerire insegnamenti, soluzioni anche a un bambino di sesso maschile seppure l’eroina della storia sia una ragazza adolescente.
Come sappiamo, ogni fiaba che si rispetti ha lo scopo di trasmettere un insegnamento.
Bettelheim, riguardo Petrosinella spiega che nella storia non vi è una vera e propria morale, ma viene messa in luce la fiducia in se stessi, l’unico motore che ci permette di affrontare qualsiasi sfida con coraggio e senza mai arrendersi.

Giovan Battista Basile
Giovan Battista Basile trascrisse ne Lo Cunto de li Cunti, overo lo tratteniemento de’ peccerille, le fiabe tradizionali della sua terra: la Campania.  È  un libro di fiabe poiché è uno di «quei racconti tradizionali, nei quali prendono parte esseri sovraumani ed extraumani della mitologia popolare: fate, orchi, animali parlanti, vegetali e minerali di prodigiosa virtù e via dicendo» (Croce). Solo sei dei 50 cunti non corrispondono a questa definizione.

Naturalmente bisogna tener presente che all’epoca la fiaba non era considerata un genere letterario rivolto all’infanzia e questo periodo della crescita non necessitava di particolari attenzioni e cure come avviene oggi.

Fu pubblicato dopo la morte dell’autore nel 1634-36 dalla sorella Adriana ed è una delle raccolte di fiabe più importanti della cultura europea.

Il Cunto ha la struttura di un racconto all’interno del quale, ne sono narrati altri quarantanove. L’opera è divisa in cinque giornate di recitazione comica (da cui il titolo postumo de Il Pentamerone) e ciascuna giornata si chiude con un’egloga, una satira morale che ritrae «l’infelicità delle varie condizioni umane», recitata da due servi-attori.
Ogni giornata si apre con una ’Ntrodutione e tutte le giornate, tranne l’ultima si chiudono con un’egloga recitata.
L’atmosfera è quella dei casali, un’aggregazione di cortili intorno ad un corpo centrale, dove si riuniva la gente comune per trascorrere qualche ora, ascoltando piacevolmente i trattenimenti. Tutti i racconti sono aperti da una sequenza proverbiale e chiusi da un proverbio che ha il compito di smorzare il tono fortemente espressivo e audace del racconto.

Fu proverbeio de chille stascioniato, de la maglia antica, che chi cerca chello che non deve trova chello che non vole e chiara cosa è che la scigna pe cauzare stivale restaie ’ncappata pe lo pede, come soccesse a na schiava pezzente, che non avenno portato maie scarpe a li piede voze portare corona ’n capo.
A pazze e a peccerille dio l’aiuta

Per la varietà degli intrecci e lo stile ricercato, molto attento all’aspetto linguistico, le fiabe del libro, tradotte in tedesco e inglese, furono un modello  per Perrault e in seguito per i fratelli Grimm.
Basile, oltre che alla tradizione popolare ha attinto alla tradizione letteraria più colta dell'epoca, a miti e leggende, a proverbi e aneddoti, a termini appartenenti ad aree linguistiche differenti, a temi trattati da autori classici quali Plinio, Ovidio, Virgilio, Petrarca.
L’autore sviluppa spunti fantastici tradizionalmente conosciuti  e universalmente noti creando La gatta cenerentola e Cagliuso.  Il personaggio di Cenerentola raggiungerà la fama con Charles Perrault e Cagliuso diventerà Il gatto con gli stivali di Johann Ludwig Tieck. Altri personaggi, ripresi dall’ambiente popolare del seicento, entreranno nei libri di fiabe per ragazzi, come Vardiello.

Lu cuntu inizia così.
C'era una volta ‒ ‒ il re di Vallepelosa, che aveva una figlia di nome Zora. La fanciulla era talmente triste che il padre, nella speranza di indurla a ridere, aveva escogitato i più fantasiosi espedienti, senza però riuscire mai nell'intento; finché un giorno, mentre è affacciata alla finestra, Zora assiste al vivace litigio sorto tra un paggio e una vecchia: il gesto osceno che la donna rivolge al giovane suscita nella fanciulla risa irrefrenabili. Ma all'ilarità della principessa, la vecchia, che si crede beffata, risponde con una maledizione: la fanciulla non potrà sposare altri che il principe di Camporotondo, Tadeo. Questi, a causa di un incantesimo, giace, senza vita, in un sepolcro, ed è destinato a prendere in moglie solo colei che saprà risuscitarlo, riempiendo di lacrime una brocca. 

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